venerdì 7 marzo 2025

Ci fu un tempo lunghissimo in cui mi piaceva molto essere amabile, sapevo ritrovarmi in un attimo ed ero estremamente determinato nel mio progetto seduttivo. Ah, quanto duravano le mie stagioni, le estati infinite a divorare il sole e la luce e quanta crudeltà c’era nello scivolare tra le pieghe della carne e sentirsi in armonia sempre, senza mai un ripensamento che non fosse una nuova strategia, un’onda nuova che mi portava in cresta a mostrarmi il tuo corpo nudo e acceso. Ho amato due volte in tutta la mia vita, la seconda volta è stata dura perchè la prima ferita era stata profondissima. Non ci sono tante chances per l’amore, una o due e poi stop, poi solo i ricordi su una pagina, un post sugli amori perduti che vagano là in alto come personaggi in cerca di autore e non ne avrebbero bisogno. Qua in basso restano solo le conseguenze della perdita: un vuoto secco di anima, un disperato tentativo di far finta di niente. E le mani vuote senza più magia in attesa che venga il tempo giusto per poterne parlare in modo appropriato perchè l’amore alla fine è un patrimonio stupendo che resta come resti tu. Bellissimo e innamoratissimo un attimo prima del crollo di un’epoca, ma se giri la moviola al contrario e spacchi un fusibile diventa tutto un lunghissimo rallenty e lì dentro le donne sono di uno splendore assoluto e tu perfetto con loro in quel trailer. Spero che voi siate innamorati. Io non più. Arriverà tra poco nuovamente da queste parti un bellissimo novembre: sembrerà nuovo e pieno di promesse. La sensualità della terra e del mare, la luce di sbieco dei pomeriggi lasciati a cullarsi in attesa di possibili percorsi erotici, si sommerà alla inevitabile bugia degli anni. I belli e le belle nascosti nell'ovale di una fotografia riusciranno a rendere la ragione di una vita trascorsa a inseguire un sogno? Leggera, leggerissima. Non avrei mai immaginato che la trasparenza scivolata tra noi diventasse nel tempo la nostra fine. C’era il tuo profumo ma il pianoforte ne aveva uno più forte, il legno e i suoi tasti aspettavano le tue mani e la musica. Quante volte si ripeté il miracolo? Quanti giorni consumammo assieme senza sapere nulla del futuro? Eri leggera, leggerissima, quando ti ascoltavo al pianoforte non capivo, non potevo sapere che il suono ci avrebbe portato così lontano. L’ultima volta fu un Debussy dalle note infinite, suonasti gli accordi finali con gli occhi chiusi, la musica si spense senza un sospiro, cadde ai miei piedi e si dileguò per le stanze della nostra vita. Leggera, leggerissima come un battito di ciglia. 
 Palermo 20 dicembre 1976

giovedì 6 marzo 2025

Unico

Non dovrebbe essere così, non in questo primo scorcio di secolo, non con questa enorme disponibilità di fonti di conoscenza. Ma forse ho le allucinazioni, la disponibilità è inquinata, i media sono la quintessenza della superficialità, i social rappresentano solo se stessi. Esistono vari pensieri ma solo uno pare abbia diritto di cittadinanza. Esistono molte e diverse storie umane e geografiche ma solo alcune hanno diritto di essere raccontate e onorate. Esiste di certo il pensiero unico, gestito ideologicamente da una sola parte: è un pensiero forte, ben protetto, eticamente intoccabile perchè è stato deciso cosi per l’insipienza di molti e l’abilità protratta nel tempo di pochi. Il pensiero unico ingloba tutto e tutti, si fa storia, cultura arte e ovviamente scrittura. copre tutto con forza, irride alle deviazioni mentali e d’opinione. castra senza pietà chi si oppone alla sua diffusione. Detta così la mia sembra la solita inutile e sciocca perorazione di un idea vecchia e ingiustificabile. essa è anche il motivo per cui io mi sono stancato di leggere certe cose e scontrarmi con certe chiamiamole “volute ignoranze”. 
Faccio l’ultimo esempio. C’è il blog di una signora che quando recensisce un libro lo fa con una completezza e un acume invidiabili, leggo le sue pagine da qualche anno con grande piacere. Ho ben capito dove si posiziona l’idea politica in generale della blogger, del resto oggi se vuoi leggere qualcosa di qualità sui blog hai ben poca scelta, la cultura in senso stretto e lato sta quasi esclusivamente a sinistra. Trovo poco tempo fa la recensione del libro di uno scrittore algerino: un padre musulmano privo di figli maschi decide di crescere una delle femmine come un maschio ai fini della gestione sociale della famiglia e dei suoi beni. In pratica massacra l’identità di genere di una ragazzina perchè nel suo mondo, nell’islam, hai un valore solo se di genere maschile. Scontata situazione direi ma non scontata la recensione. Mi sarei aspettato un serio e approfondito discorso sulla condizione femminile nel mondo musulmano, una difesa forte dei diritti della donna, una spietata accusa del modo di concepire la società e le donne nell’islam. Mi sarei aspettato questo da parte di un’intellettuale donna di sinistra, una donna che legge molto e scrive bene , che ha un numero di lettori attenti fedeli, gente che non mi pare propensa all’elogio solo per partito preso. Invece leggo con stupore una lunga discussione relativa al caso del pugile algerino che ha suscitato molti dubbi sulla sua assegnazione alla categoria femminile da parte della associazione pugilistica internazionale. La ragazza costretta a far da uomo paragonata come dramma a quello di questo personaggio che è stato criticato in certi frangenti molto duramente e che comunque ha vinto la sua bella medaglia d’oro in queste ultime olimpiadi. Sono basito, cosa c’entra e soprattutto cosa significa la reprimenda su alcuni rappresentanti dell’attuale governo che si sono schierati contro il pugile. Vi risparmio la discussione sul vero sesso di Imane Khelif ( ha i cromosomi maschili, i genitali maschili ma si sente donna etc etc) perchè quando sono intervenuto io ponendo l’accento sulla evidente base ideologica volutamente introdotta nell’articolo ho naturalmente ricevute una risposta abbastanza piccata. Nella risposta c’è anche un riferimento al naufragio dello yacht inglese di pochi giorni fa e al fatto che se ne parla in continuazione mentre si tace sui naufragi e sui morti degli immigrati clandestini. Ribadisco questa è solo in parte una recensione ma ha un sapore di propaganda politica innegabile. Giustificata? A mio parere no ma è il mio parere. 
Potevo scrivere tutto questo in risposta sul blog di Gabriella Alù ma non lo farò. sono più che stufo di contendere con chi sta comodamente seduta sul trono del politicamente corretto, io sono scorretto certamente ma trasformare un bel blog di letteratura nella solita chiassosa arena di diversità ideologiche non ne ho alcuna voglia. Il mio pensiero per quel che vale lo lascio qui con il link in vita del post in questione. non permetterò nemmeno qui ulteriori discussioni, ognuno si tenga le proprie opinioni, quel tempo per me è passato e il solo odore mi disgusta.

Il suicidio dell'Islam

Bambini sempre più protagonisti della propaganda di jihadisti e utili idioti occidentali. Dalle continue "notizie" di fantomatiche stragi erodiane diffuse da chi i bambini li ha sgozzati, decapitati e cotti al forno, nonché indottrinati e armati per quasi vent'anni, al bimbo arabo ferito nell'esplosione di un distributore di benzina, passando per la bimba svedese "rapita", rispedita a casa con volo di linea meno di 24 ore dopo e "torturata" a colpi di bamba e pagnotte. A conferma di ciò anche il tenore delle dichiarazioni di alcuni nostri politici, dal ministro banal-democristiano al presidente catto-qualunquista. La frase più commovente, con riferimento a madre e figlio appena atterrati a Milano, è il solito virgolettato inventato da uno dei quotidiani da sempre in prima linea nel diffondere la stucchevole retorica degli utili idioti, La Stampa: "Qui tornerete a sorridere". È ciò che mi auguro anch'io per il bambino ferito: che possa crescere in un posto civile, non in un regime islamico. Quanto alla madre, avvolta nel velo integrale della misoginia islamica, se mai dovesse ritrovare il sorriso, nessuno lo saprà mai. 
Madre, zia, nonna, sorella, chiunque ci sia là sotto diventa persino secondario. Valgono sempre e ancora le parole di Bernard Lewis: "il maggior colpevole [del mancato sviluppo del mondo arabo-musulmano] sta nell'aver relegato la donna in posizione di inferiorità, ciò che priva il mondo islamico dei talenti e delle energie di metà del suo popolo e condanna l'altra metà a essere allevata da madri illetterate e oppresse. Da qui nasce una popolazione arrogante o sottomessa e non adatta a una società libera e aperta". 

Il libro da cui è tratta la citazione è: Bernard Lewis, Il suicidio dell’Islam. In che cosa ha sbagliato la civiltà mediorientale, Mondadori, 2002.

mercoledì 5 marzo 2025

Vorrei dirvi cari blogger che siete/siamo così, che usiamo internet, che leggiamo la stampa e guardiamo la tv con le sue immagini di guerra e distruzione in Ucraina perché una mattina del 6 giugno del 1944 10.300 giovani ragazzi americani e canadesi si fecero massacrare dalle mitragliatrici tedesche sulle spiagge della Normandia. Le truppe dei compagni russi da est e per via terrestre completarono l’opera verso il nido di vipere chiuso in un bunker a Berlino. Non trovate strano che forze così diverse ideologicamente tra loro si unissero verso un nemico comune? Infatti subito dopo aver chiuso la faccenda cominciarono a farsi la guerra tra loro, una guerra “fredda” come un quarto di pollo in gelatina ma molto pesante da digerire. Credetemi siamo una specie vivente venuta male. Adesso magari state pensando di aver di fronte il solito destrorso cretino al servizio di un americanismo radicale: non è affatto vero ma senza l’intervento giapponese a Pearl Harbour nel 41 oggi saremmo il risultato di una Pax tedesca di matrice nazista…e molti di noi non ne avremmo neanche coscienza. Una Europa coperta dall’aquila del Reich e la nostra inutile italietta a scimmiottare Berlino, cosa del resto che ci è sempre piaciuta molto. Ora jeans e rock and roll, nell’altra versione birra e croci uncinate con circa 6 milioni di ebrei sterminati da dimenticare.
Si nasce aperti ma si può morire chiusi, molti preferiscono darsi un’apparenza di apertura posticcia che incredibilmente funziona in società, nel web ancora meglio perché si canta la stessa canzone di felicità tutti assieme, tutti meravigliosamente ipnotizzati e falsi. Io non ho niente da insegnare a nessuno, sono un solitario senza speranza che ha avuto la felicità fra le mani per un breve istante molto tempo fa e non lo ha mai dimenticato per sopravvivere anche alla mediocrità di se stesso. Il mio scrivere fa parte di tale modo di vivere ma il prezzo pagato, in tutti i sensi, è altissimo.

lunedì 3 marzo 2025

LA COMUNICAZIONE FALLACE -

Quando scrivo o leggo, le righe sono qualcosa di vivo e reale, sono un’avventura che ti attraversa e infine, come l’amore, le amicizie, i dolori e gli affetti, come ogni cosa ti logora e ti stanca. In realtà la colpa è mia perché vedo e immagino ciò che è scritto come inattaccabile, allo stesso modo in cui sogno e vorrei che fossero certi sentimenti: non toccati dalla miseria della vita che ci segue passo passo anche se, a ben vedere, è proprio tale condizione spesso ad essere il loro nutrimento. Voi non potete immaginare quanto siano luminosi i miei sogni ad occhi aperti: diventano una specie di oasi, un “porto franco” che mi difende da tutto e tutti. Nella mia stanchezza il porto è la solitudine e, al tempo stesso, la necessità di difenderla perché resta l’unico modo di proteggere il mio diritto alla individualità. Complicato? Eccessivo? 
Di fatto sempre più spesso non mi riconosco, nemmeno nella comunicazione che tento di avere col resto del mondo; io so perfettamente che chi scrive ha un solo modo per sapere se ci sia altro al di là della sua visione: avere un lettore, un lettore che lo estragga dalla moltitudine della solitudine e gli renda concreta la sua individualità. Ed è appunto qui che crolla tutto il mio castello di belle idee: io non mi adeguo e non capisco. Si può continuare ad esistere pur senza riconoscersi nel territorio dove vivi? Se sai per certo e assoluto che è la terra che gira intorno al sole come fai a vivere dentro una girandola di opinioni geocentriche? Così trasferisco nell’anticamera dell’opinabile concetti digeriti decine di volte e mi impongo di andare a leggere breviari di altre religioni. Mi piace conoscere nuove cose, nuove persone. Amo tutto questo, me ne innamoro e lo amo profondamente… ma non amo le tendenze, le mode costruite per far passare il tempo: mi sento relativamente a mio agio solo fra quelle che per un motivo o per un altro conosco da tempo. In realtà comunico con una certa difficoltà (non prendetela per una bestemmia!) e solo con chi è abituato al difetto di questo mio lento modo d’ascolto e fondamentalmente se ne frega di apparire ad ogni costo. Penso sempre che se è indulgente con me lo sarà anche con la vita e col prossimo… ma anche questa è una cosa a metà vista la scarsa sopportazione che ho con me stesso. Però vi chiedo e mi chiedo: dovrei rinunciare alla mia visione delle cose solo perchè è più scomoda e meno “adeguata” ai tempi, perché i miei interrogativi e la mia storia sono scritti altrove? Io arranco quotidianamente dietro le contraddizioni della mia esistenza e del mio scrivere, dietro la solitudine che non è né brutta né bella ma solo una mantide. Una creatura che si nutre di ciò che gli è simile, ma che, per vivere, deve trasformarlo in altro e quest’altro in qualche modo mi sfugge, ed è così che scrivere assume la stessa ambiguità di una solitudine in cui non si è più se stessi. E questo è proprio il massimo della beffa. 
Ho la malinconia del fallimento, anche ora in questo momento ma continuerò a cercare: invidio la sicurezza di alcuni di voi, la fede incrollabile. Per me raccontare e raccontarmi è un sentimento delicato. A volte ho paura di sciuparlo.