sabato 10 aprile 2021

NICOLE -

Nicole, noi viviamo di illusioni! E’ un’illusione quella di credersi veramente in grado di scrivere, però dobbiamo crederci, onestamente crederci per poter continuare ad esprimere il nostro senso di vita. In realtà la blogosfera è piena di gente che possiede emozioni il problema è trasmetterle! Su questo punto in 7 anni ho visto cadere branchi di asini ma lo ritengo fisiologico…come lo scegliersi a naso e capirsi spesso per intuito. E’ una forma alta di amore.

venerdì 9 aprile 2021

DIETRO IL BLOG -

Al di qua del blog che voi leggete c’è un mondo che lascia di sè soltanto un riflesso lontanissimo di me e di voi; solo la musica che siede in un angolo della stanza quando si alza maestosa può regalare almeno un’idea di quanto è accaduto qua dentro. Ma molti di voi non l’ascoltano e non sapranno mai dove è andato a riposare per sempre il pensiero di me che scrivo.

mercoledì 7 aprile 2021

SENZA TITOLO -

C’è uno spazio aperto e, al di là di esso, altri territori che un giorno di molto tempo fa osservai da vicino: imparai che si trapassa da una stagione all’altra e che questo guscio che ho, cui sono così affezionato, dovrò lasciarlo per un altro e un altro ancora. Il bello è che per una inspiegabile magia ci scordiamo di essere esistiti in un certo modo appena entriamo in confidenza con la nuova situazione e quindi tutto ci appare vergine e misterioso. Ora no, ora sono ficcato dentro quest’abito da Enzo con i suoi pensieri e i suoi amori perduti, ora sono dentro questo blog che tra qualche istante sarà corroso dalla benevolenza, dalla curiosità o dal livore incoercibile di qualche passante.

martedì 6 aprile 2021

NON PER PARTITO PRESO -

Io NON amo la cultura occidentale che mi ha generato con i paraocchi e so bene quanti roghi si sono accesi nel vecchio continente dal medioevo in poi: non voglio ritornare a quella stagione dell’umanità, voglio leggere tutto e di tutto, voglio continuare ad ascoltare la musica del vecchio e del nuovo continente, voglio ammirare senza vergogna i maestri del rinascimento italiano, commuovermi davanti ad un Tiziano o un Raffaello o un Caravaggio o davanti ad un cupola del Bernini. Voglio che il frutto dell’intelletto umano che ha prosperato e si è diffuso su questo mondo continui ad illuminarlo e non accetterò mai per convenienza politica o ideologica il mercimonio e la sudditanza nei confronti di altre culture. Io rispetto non per partito preso ma per analisi e riflessione. La convenienza non ha mai fatto per me sui blog e fuori.

SALINA

“Se vogliamo che tutto rimanga com’e’, bisogna che tutto cambi!”. 
Era scritto così e son trascorsi 50 anni ma la mia città sembra senza memoria: le strade, i palazzi e la vita che vi scorre dentro, tutto apparentemente slegato da un passato ogni giorno più lontano. Misconosciuto. Palermo vuole dimenticare, brucia le sue stagioni e lascia che i frammenti della sua storia millenaria restino sparsi in giro tra i vicoli, le piazze, il mare il cielo e le chiese: li raccolga chi vuole e ne faccia ricordo se vuole, storia se può, ma non per gli abitanti. Essi non sanno o fanno perfettamente finta di non sapere, trascendono e corrono via come chi troppo ha avuto e naturalmente tutto spreca. Sono arrivato qui nel pomeriggio silenzioso di questa giornata di festa con la testa e gli occhi pieni di immagini di uno stato, una repubblica cui vorrei essere più affezionato ma non sono sicuro di riuscire a rappresentare il distacco, il vuoto in cui risuonano i miei passi in questa piazza Croce dei Vespri di fianco al convento di S. Anna. 
Vi sono molti luoghi in quest’isola che respirano l’aria di eventi letterari; luoghi che altrove sarebbero “abbelliti” e rispettati come fulcro di un’esperienza artistica e umana fuori dal comune. Penso a certe strade di Siracusa per Elio Vittorini o di Modica per Salvatore Quasimodo, a certi cieli sopra Marzameni o Catania per Vitaliano Brancati, a certi orizzonti dinanzi alla valle dei templi di Agrigento per Luigi Pirandello. Qui davanti alla facciata di palazzo Ganci è normale pensare alla sintassi esemplare di un libro che è stato un caso letterario famoso: la fama e il successo planetario postumi, la stessa logica culturale sociale dell’intera città, Palermo non si cura di sè nemmeno nei suoi rappresentanti istituzionali, la capitale non ha memoria pare che non ami e lascia che il tempo la divori. Nel novembre del 1958 usciva postumo “Il Gattopardo” e agli inizi degli anni 60 Luchino Visconti ne traeva un’interpretazione cinematografica che resterà un “cult” del cinema mondiale. Non c’è gloria visibile in quest’angolo del centro storico di Palermo: il palazzo come il libro e, per certi versi il film, è ricoperto da un oblio lento e inesorabile. Lo stesso che percepiva come ineluttabile il principe Salina durante il ballo a palazzo Ponteleone. Qui fu girata la scena memorabile del ballo col valzer inedito di Verdi, gli stucchi, gli specchi e l’immensa sala pavimentata con ceramiche di Caltagirone. E’ tutto come allora, dentro il palazzo: la principessa Carine Vanni Mantegna può ancora spalancare la porta su una sala piena solo di echi lontani perché, è curioso, ma la lettura e la visione di questi luoghi ha un senso compiuto solo attraverso una comprensione storico sociale attenta di ciò che fu ed è. Evidentemente lo snobismo altero dei gattopardi siciliani riesce ancora a isolare in un perfetto riserbo i visi e le idee, l’aria e lo spirito della loro indolente sicilianità. Nessuna parola renderà mai il senso del bello e dell’inutile che trasuda da questi ambienti. Burt Lancaster, il principe Salina, se ne era impregnato per mesi, ospite di quell’alta società palermitana che fece poi da comparsa nel film per evitare di perder tempo, come volle Visconti, a insegnare il perfetto baciamano agli attori. E tutto insieme il palazzo, i suoi arazzi e i suoi splendori stanno qui in un’atmosfera rarefatta che io non riesco in nessun modo a far combaciare col resto di questa giornata. C’è un’asincronia culturale profonda tra il mio sud che si affaccia su piazza dei Vespri e l’Italia di piazza Montecitorio e quella ancora della Milano di Belusconi e Salvini. Ma probabilmente sono io ad essere fuori tempo e fuori luogo: a chi può importare del 1860, di Garibaldi e di palazzo Ganci? Sto lì, fermo a farmi divorare dai miei pensieri, in fondo sono tornato in questi luoghi per tale motivo. Una turista mi chiede con la piantina in mano: 
- piazza S. Anna? - E’ francese dall’accento; 
- Sì madame è questa, se cerca la galleria d’arte moderna è proprio lì alle sue spalle - La signora annuisce ma, un po’ interdetta, guarda il palazzo… 
- E’ palazzo Ganci…Visconti, il Gattopardo…ricorda? - 
Sì, sta ricordando, ha una strana luce negli occhi, chiama il marito,
- Paul, Paul, vien, ici, ici-. La saluto: buona permanenza a Palermo madame. Qui tutto cambia perché nulla cambi veramente.

lunedì 5 aprile 2021

DUBBI -

Mi chiedo oggi se riuscirò a vedere la prossima primavera, se avrò gli occhi giusti per vederla intendo e se uscirò dall’inverno di questa mia parte di vita. La colpa è dei bilanci mandati in soffitta e non al macero. Distrutti, probabilmente avrebbero fatto meno male ma avrei avuto addosso quelli nuovi che si formano man mano. Non sono poi migliori. Anelo ad un resto di esistenza silenzioso e minimale, che io riesca a rimettermi in sella è risibile; gli ultimi anni senza scosse, senza luci della ribalta, senza pretese normali di miglioramento…senza amore?

domenica 4 aprile 2021

Questa è per Giulia che non c’è più


I MIEI TERRITORI-

A CAVALLO NEL PARCO DELLE MADONIE

Mi è sempre piaciuto attraversare i miei territori, osservarne i movimenti e controllarne gli attori. Con un certo distacco però, senza influenzarne troppo le dinamiche naturali. Là dietro c’è la mia infanzia protetta e felice, immemore dei casini futuri, e appresso l’adolescenza più inquieta che mai in un mondo che cambiava cento volte al giorno. Ora nessuna di queste due cose mi fa male, ora stanno lì, allegre o furibonde, belle a vedersi ma concluse in se stesse… molti altri frammenti di vita hanno avuto lo stesso destino, dopo la nascita e lo sviluppo non sono morti ma girano su se stessi cristallizzati.