venerdì 12 luglio 2019

CENTO PASSI, MILLE PASSI, NESSUN PASSO IN AVANTI

Nel maggio del 78 io avevo 26 anni e trasmettevo in una radio libera di Palermo: mi piaceva da impazzire, forse troppo. Ero, guarda caso, uno dei più duttili e alternativi Dj di quell'ambiente, sicuramente il meno inquadrabile dal punto di vista ideologico. In quegli anni trasmisi quasi di tutto, dal rock aggressivo dei Led Zeppelin, alle ballate di De Andrè, dalla chitarra di Jimi Hendrix a quella dei Dire Strait, non intaccavo, non intaccavamo la struttura sociale della città. Peppino Impastato sì. Noi mandavamo musica, camminavamo per le strade di Palermo e Palermo continuava ad essere divorata dal cancro al suono del rock 'n roll: il grande sacco della città era quasi al termine nel senso che non c'era più quasi niente da mangiare. Una delle più belle e interessanti città del Mediterraneo ridotta ad un ammasso fetido di cemento e sfruttamenti gestiti da una classe politica identificabile col gotha della criminalità organizzata. 
Le radio private palermitane trasmettevano De Gregori ( il compagno De Gregori) gli Area il primo Battiato... Radio Aut cercava di trasmettere l'alternativa e l'opposizione con mezzi economicamente e tecnicamente risibili. Francamente non c'era partita e nessuno di noi aveva realizzato il problema; voglio dire che Impastato era un isolato, era come se la sua azione fosse un fatto di nicchia politica e ideologica avulsa da tutto il resto. L'isolamento umano e intellettuale che costerà la vita a Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino e altri con Peppino Impastato ebbe ancora più facilmente ragione di lui. Oggi probabilmente, con questo Web e questa diffusione di voci, sarebbe stato diverso o comunque più difficile; eppure una delle componenti intellettuali che danzarono in modo macabro sulla fine annunciata di questo ragazzo è ancora presente, l'ho capito ieri mentre scrivevo di lui. Abbiamo ancora l'orribile e subdola tendenza a considerare certe morti come un fatto DI PARTE, certe morti come la fisiologica conseguenza di un preciso percorso culturale e, spesso, il nostro cordoglio è finto, di circostanza, non ci appartiene perchè non è la nostra guerra o la nostra idea. Peppino fu pianto in silenzio dai suoi pochi amici, il mondo delle radio libere di allora non disse nulla, la città non disse nulla, la gente si girò dall'altra parte. I cento passi erano solo all'inizio. La libertà, il confronto, la divergenza di opinione, la musica e la cultura sono un patrimonio di tutti non hanno, come ancora accade oggi, una tessera di partito o movimento: questo è il motivo per cui io oggi, molto più di 34 anni fa, piango quella corsa verso la civiltà e la dignità. Oggi la sento più mia che in quegli anni in cui scivolavo assieme ai miei coetanei tra le pieghe di un'ideologia colorata e vuota, la stessa di ora se la guardate bene. Ci tenevo a dirlo ora che che ancora una volta siamo davanti ad una svolta epocale rischiando di rifare come minchioni i medesimi errori.

lunedì 8 luglio 2019

THE TIME THEY ARE A CHANGIN'

L’estate di 47 anni fa di questi tempi era pronta a partire ed io stavo per mettere le mani sui miei 17 anni. Gran cosa! Il suo fiato caldo lo sento ancora: ha ingaggiato con me una gara sul tempo, un gioco che non dà nessun premio ma ti brucia dentro e che devi per forza restituire fuori. E’ una mano tesa fra le generazioni ad affermare che la bellezza e la poesia salveranno questo mondo. Crederci o meno è una possibilità come tante altre, la forza dell’amore e della vita continueranno per la loro strada e avremo tutti l’occasione di piangere, un giorno, per la felicità di esserci, di averci creduto o di doverci ricredere.
Le estati sono tutte emozioni rapprese che si sciolgono sotto il sole e scivolano insinuandosi sotto la nostra pelle, sembrano diverse ma in realtà assumono semplicemente la forma della nostra vita in quel momento. L’estate è sempre l’identica rivelazione che sale sul palcoscenico con presentatori diversi, la sua apparizione suscita reazioni varie che vanno dagli applausi scroscianti all ’incredulità silenziosa, ma la sua bellezza è sempre maestosa, a me lascia ogni volta incantato, senza fiato. Nei suoi paesaggi aperti, nei suoi colori decisi e in quel senso di prospettive eterne e ripetute che ci fanno ritornare sempre all’idea che tutto è possibile, che è solo questione di tempo e i cieli si apriranno per lasciarci vedere l’azzurro e le mille strade che lo attraversano. Abbiamo di nuovo diciottanni e nessuno potrà cambiare le cose, è come il primo amore, se ne andrà ma cambierà la nostra vita per sempre. Ogni estate diventiamo maggiorenni ed è una sensazione indimenticabile, sgusciamo fra i nostri errori e le nostre vittorie, ce le rimiriamo e facciamo finta di credere che sia per sempre, condividerle con gli altri è una fede. La mia estate a guardarla da questo blog sembra perfetta e unica, punto di riferimento epocale e sociale; persino la musica suona in modo speciale. E’ quella di Bob Dylan, è la poesia della vita che ci conduce e ci salverà dalle altre stagioni e dalle mille morti che ci attendono ai lati del sentiero. Ma è un trucco, le note sono sempre le stesse ed io vesto ogni volta un abito perfettamente conservato e mi ci pavoneggio dentro. Nessuno di noi può dimenticare l’estate in cui siamo diventati grandi e ci siamo chiesti qual’era la nostra direzione e dove ci avrebbe condotto il profumo di quella ragazza incontrata la sera prima; nessuno può dimenticare che la musica era ESATTAMENTE quella che avevamo dentro, crescere è stato solo un momento, la rincorsa per tornare ogni volta al punto di ripartenza. Così sciamiamo via incoscientemente ma in fondo lo sappiamo che niente e nessuno potrà fermare la forza dell’amore e la bellezza della scoperta: the time they are a-changin’