C’è una luce particolare oggi sullo jonio, un filtro di perla per ammorbidire gli spigoli dei miei umori confusi. Anche ora la musica di uno degli artisti che ho amato di più mi porterà fuori dalle secche di questa sera infinita, sarà il dito che ti indicherà la mia luna, ti dirà le parole che io non so pronunciare e avrò la speranza che l’amore in assoluto ricomponga il dissidio di sempre e che scriverlo non sia stato inutile. De Andrè ha già iniziato a raccontare del chimico che conosceva la legge che permetteva agli elementi di convivere senza scoppiare e ancora una volta chinerò la testa per ringraziarlo d’avermi fatto guardare oltre.
venerdì 18 aprile 2025
giovedì 17 aprile 2025
UN MILIONE DI COSE -
Ci sarebbero ancora un milione di cose: da fare e da scrivere. Un milione di vite da vivere dentro di noi e fuori. Ho sempre scritto come se non avessi più tempo e niente da perdere, assolutamente libero da vincoli economici e formali, la mia vita posata sul tavolo di un obitorio bianco e silenzioso ed io che la guardo con ferma rassegnazione in attesa di un’altra dimensione e un altro modo. Ho bruciato così alcune stagioni e molti luoghi, molte pagine e altrettanti incontri. Però sono sempre ritornato a recuperare le mie spoglie cosciente che gli altri non avrebbero saputo che farsene ed esse sarebbero rimaste in un angolo ad ammuffire tristi e senz’anima, la mia. Bisogna crederci, senza la coscienza di una superiore utilità e di una più alta dignità, senza la consapevolezza che esiste una pagina più vasta e severa nella quale ogni goccia di pensiero ha da sempre la sua giusta collocazione non ha alcun senso battere sui tasti o tenere una penna in mano. Stamane è giorno di pulizia e ricordi, di sentenze e analisi di vecchie e nuove cose, possiamo cominciare a chiederci cosa ne sarà di noi….e di tutte queste parole lasciate qui.
lunedì 14 aprile 2025
Le mie pagine sono lì, saranno così fino a quando il potere elettronico lo permetterà. Non so chi le legga, non so più nulla, ho inserito la moderazione, poi l'ho eliminata, ogni tanto costruisco una nuova colonna sonora (è il mio unico diletto), cerco immagini, vi leggo e scappo via lontanissimo a implorare il mio sogno di non abbandonarmi per sempre, gli giuro che scriverò ancora di lui, sciorino progetti e spargo in giro fogli appena accennati. Lui mi guarda silenzioso poi mi dice che è tutto pronto, che il mio testo l'ho scritto in un tempo lontanissimo e estraneo a questo e che c'è una donna che lo conserva. Appartiene a lei.
domenica 13 aprile 2025
MEZZORA PRIMA -
Credeva di averne di più. A dir la verità non lo aveva mai considerato: il suo tempo nel tempo che viveva giorno dopo giorno. Pur avendolo riempito di un'infinità di cose inutili e lunghe, anche sacrificandolo ad una quantità di altri tempi diversi per fogge e prospettive, pensava di averne davanti ancora una misura praticamente infinita. Aprendo la porta dell'ascensore e premendo il tasto del piano quest'idea sottile cominciò a crescere dentro di lui: il tempo, il suo tempo a scadenza. Giunto al piano chiuse la porta del mezzo ad altre considerazioni scomode, aprì quelle dell'ufficio ed entrò. La decisione di prendere subito il caffè lo sorprese: era un gesto che stravolgeva le sue abitudini, non era nei programmi, non era nemmeno nella sua testa. Da dove veniva allora? La sua vita da moltissimo tempo aveva assunto a buon prezzo quel meccanismo autoregolante che serviva a non mettere niente in discussione: un'omeostasi esistenziale perfetta. E inutile.
- Faccia un caffè signorina, per favore.
- Caffè dottore?
- Caffè Irene, un caffè. E me lo porti qui, per mezzora non ci sono per nessuno.
Il tempo riaffiorava lentamente ma con progressione costante; anche lì in quella stanza dove non aveva mai avuto cittadinanza, si ripresentava senza appuntamento. Era sgarbato. Trovare qualcosa per riempire il vuoto che riapriva scenari così lontani da non considerarli più personali, ecco cosa doveva fare assolutamente. Il vuoto si allargava e lui lo guardava immobile. Scrivere! Scrivere era la terapia giusta: lo aveva pensato quasi per sbaglio, non ci credeva fino in fondo. Scriveva da sempre senza pensarci, come un gesto fisiologico, solo un aspetto dell'equilibrio più vasto che governava la sua vita. Un breve cigolio alla porta indicò il caffè e il sorriso impacciato di Irene appresso a quello. - Ecco dottore - Lo lasci lì Pensò poi di non aver ringraziato come faceva abitualmente, evidentemente nulla quel giorno era usuale, nulla prevedibile. Accese il computer e guardò lo schermo luminescente per un attimo lunghissimo. Scrivere, provare a scuotere la patina di sottile e persistente condiscendenza all'impossibilità di comunicare al mondo che nonostante tutto egli esisteva. Un argomento! Gli serviva un argomento, qualcosa che suonasse con quel timbro inconfondibile che solo la vita vera possiede. Mandare in pensione l'anima dei giorni non era stata una buona idea, lo capiva adesso in quella stanza che non possedeva alcun appiglio per credere a una sequenza non meccanica dei gesti e delle parole. Il viso della ragazza gli entrò in mente improvvisamente, chissà da quanto tempo era seduto in un angolo silenzioso, i sorrisi non crescono mai senza una fede, senza un altro sorriso più intimo. Questo adesso gli galleggiava davanti e tutto il resto uscì sulla tastiera quasi in un fiato.
Imparai
da bambino a centellinare
la
magia che una ragazza
sparge
attorno a sé.
Scivolare
tra le pieghe di un suo
sguardo,
assaporare
poi, nel ricordo
di
un’ora dopo, l
a
trasparenza di una mano,
il
particolare timbro di un silenzio,
gli
altri mondi
soltanto
accennati in un volgere del capo.
Ti
osservo ancora a quel modo
e
tu giochi a far finta di non saperlo.
Imparai
da ragazzo a rincorrere
la
diaspora di pensieri
che
una donna porta con sé.
Ed
è così che non ho mai scordato
il
primo stupore di te.
Un
po’ di quella magia ancora s’insinua
tra
noi
come
una carezza di seta
al
termine di questo giorno.
Aveva finito. Togliere la sordina ai propri pensieri lasciava nella testa una tabula rasa inaspettata e felice: bisognava soltanto lasciarla correre questa nuova sensazione, avrebbe raggiunto la ragazza e il suo cuore, i sogni di una vita diversa e di un tempo diverso. Era così facile, come non averci pensato prima? Facilissimo, leggero ed esaltante. Lo avrebbe rifatto! Tutte le volte che voleva lo avrebbe potuto rifare. - Signorina sto uscendo. Telefoni a tutti e sposti gli appuntamenti al pomeriggio. - Dottore ma...
Non si accorse dell'ascensore, dei tasti, dei piani, della gente. Non aveva tempo, non poteva perdere tempo. La macchina lo investì dieci metri dopo il portone mentre attraversava senza guardare per raggiungere il posteggio: un secondo prima di morire pensò che il tempo si era ripreso tutto, poi fu solo buio. Coloro che accorsero videro un cadavere sorridente di traverso sull'asfalto.
- Non è il dottore che lavora qui? Avete chiamato un'ambulanza?
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