sabato 17 maggio 2025

CARMEN -

Poichè non sopporto le feste come quella delle donne, di S. Valentino, del Papà e della Mamma, di s. Ermete patrono della rete, siccome sono un insopportabile snob, l’articolo sull’8 marzo lo scrivo a modo mio e quando dico io e lo dedico ad una donna lontanissima e immaginaria. Mi sto accingendo a scrivere le righe più difficili della mia carriera perchè devo parlare in termini lusinghieri di una persona e di un argomento spinosissimi e devo contemporaneamente separare la mia misura e la mia idea da quelle di Carmela ovvero Carmen Carla Consoli di S. Giuvanni ‘a Punta provincia di Catania, classe 1974, di professione cantantessa. 
L’idea di Carmela è la stessa di tutti media che non siano chiaramente legati in un modo o nell’altro a Berlusconi e cioè che egli rappresenti il punto più alto di una non cultura che da anni sta soffocando l’Italia e la sua politica sociale e umana. L’assioma è il seguente: se non passi dal letto di qualcuno come donna non hai spazi, se invece “la dai” ti si aprono porte altrimenti inimmaginabili. E’ vero? Quasi sempre, ma è solo una parte del discorso, quella più facile, mediatica e vincente: non prevede sconti, aggiustamenti o prospettive diverse. E’ un’idea ROCK perfetta che solo una grande artista come lei poteva portare in musica. Certo se io dovessi fare riferimento alla mia personale esperienza dovrei dire che li fimminazzi di loro ci hanno sempre messo moltissimo; a proposito, Carmela, quando fa la buttanazza o la femme fatale è bravissima. Carmela io non so se leggerai mai queste righe ma sicunnu mia per fare la strafallaria come la fai tu un po’ ci si deve essere portati (e per favore prendila con filosofia, veramente). Insomma l’uomo ne approfitta e la donna pure: oltre un certo limite, sui cui confini potremmo discutere fino alla fine dei tempi, tutto diventa scientificamente organizzato e si crea l’attuale situazione che però esisteva anche ai tempi di Prodi e prima ancora. Voglio dire che è un problema di atteggiamento trasversale, Carmelina bisogna dirlo sennò non posso abbracciarti. 
La scorciatoia muliebre esiste da sempre e sotto qualsiasi regime, non mi dire di no pì favuri, ma se persino Concita Di Gregorio lo ha usato sul primo numero dell’Unità per far “alzare” le vendite. Facciamo così, diciamo che è un vizio antico degli esseri umani il do ut des. “Sì però Berlusconi ne ha fatto un sistema di rappresentatività politica indecente!” Mi permetto di rispondere al tuo posto e calo la testa, quando è tua è tua. D’altronde mi è capitato certe volte di essere messo da parte perchè non fornito di decolletè adeguato e coscia ben tornita: quindi anch’io come masculu mi ritengo discriminato e danneggiato dall’assioma della gnocca (a proposito ricordo che Benigni che cercava di toccare la patata della Carrà toccò i vertici dell’auditel, come mai nessuno si scandalizza e glielo rinfaccia? Sono sicuro che i motivi ci sono e qualcuno ne troverà a iosa facendomi fare la figura del minchione). Però Carmen è una donna di assoluto spessore: mai l’ho vista fare leva sulle sue indiscutibili qualità fisiche: Carmelina sì bbedda comu u suli e mai una minigonna, una tetta in evidenza…a Sanremo due anni fa facesti un intervento di gran classe. Lo voglio dire da siciliano (anzi da catanese) sei spacchiosa, hai arte, genialità, talento e grinta da vendere, quando canti con quella voce che lascia sempre un momento di apnea sgomenta e provvisoria mi fai morire, Narciso con le sue parole di burro lo ascolto ogni 2 giorni con la scusa di testare lo stereo ma in realtà per lasciare correre i pensieri… E quelli camminano, su e giù per via Etnea, passano davanti al cinema Lo Pò, fanno sosta da Savia o Spinella e poi continuano per via Umberto. 
Carmen, non lo so quanto sono disponibile a non guardare chiù i fimmini, ma guardarle e immaginarle alla maniera di Brancati è politically scorrect? Minchia, speriamo di no. Se ascolto e leggo le interviste che hai rilasciato temo di sì ma forse non se ne può fare a meno, la situazione è grave e le buttane aumentano a vista d’occhio lo dici tu stessa: “Cercasi avvenente signorina ben fornita intraprendente. Giovane brillante ma più di ogni altra cosa dolce e consenziente. Cercasi apprendista virtuoso onesto imprenditore garantista offre a donzelle in carriera un’opportunità di ascesa inaudita …” Non vorrei che la provocazione (che rocker saresti sennò) si fermasse lì, che l’impatto si arrestasse ad una sola e asfittica dimensione politica, che le altre parole che hai pronunciato sul senso profondo della fruizione culturale in Italia e sulla bellezza insostituibile di un rapporto non viziato dal bisogno fra uomo e donna passasse in secondo piano. Non vorrei che ci si fermasse solo a Berlusconi e che la canzone diventasse (tu consapevole e concorde) un nuovo manifesto per un paese triste e furente senza alcuna sensualità se non quella che può superare l’esame di tollerabilità a sinistra. Carmen, così non funziona! Carmela nella terra dove sei nata accussì un quatra! Carmela per favore non rovinare tutto, non farti gestire dal circo della rete, della cultura progressiva a senso unico. Insomma fai la siciliana ppì favuri, fuori dallo scontato e dagli applausi dei ragazzi di 18 anni; fai conto che sono molto maturo, come hai amato e rispettato tuo padre rispetta la donna che c’è in te educandoci alla misura che le donne vere e serie hanno sempre avuto.

QUESTA E' LA MIA TERRA -

La Sicilia in innumerevoli libri, come sfondo o palcoscenico di film o opere televisive: ovunque e in mille modi l’isola dove sono nato si presenta in scena. Ed esce spesso bastonata. E’ la sensazione fastidiosa della mancanza nonostante tutto, dell’assenza soprattutto, di una misura seria che gestisca l’arbitrio percettivo che si ha di quest’isola. Anche del mio s’intende. Se arrivate in fondo al tacco di questa nazione e guardate i tre chilometri d’azzurro che fanno da confine fra il Sud e il sud del sud dovreste sentire l’aria inconfondibile della frontiera: alcuni di voi sanno per aver letto o studiato, altri non hanno alcun interesse di sapere. Informarsi e riflettere fuori dai pregiudizi è terribilmente scomodo, meglio imbarcarsi con le certezze già acquisite, quelle di cui fanno parte le date sui biglietti di ritorno. Basta leggere con onesta attenzione quello che della Sicilia è stato scritto, dipinto, suonato…filmato, basta ascoltare per qualche minuto una discussione qualsiasi su di essa per capire che si parla e si ragiona su un falso evidente: una Sicilia unica. Riconoscibile e trasmettibile secondo stereotipi universali e scontati, per questo inossidabili; non è così. Chi in un modo o nell’altro ha attraversato quest’isola, qualunque sia il suo grado di cultura e gli inevitabili preconcetti che condiscono la sua vita, sa bene che la mia terra ha decine di facce. E’ una metafora lucida, perfettamente pirandelliana: cento, mille Sicilie, quindi nessuna realmente adeguata ad un riconoscimento significativo. Dentro ogni sfaccettatura si viene risucchiati verso una logica elementare, quella che recita uno storico de profundis sociale e economico, l’unico apparentemente percepibile. Io l’ho vissuta sulla mia pelle questa impossibile oggettività che per vie traverse si coagula in un insieme di verità inconfutabili. Conosco quel tipo di smarrimento appena ci si avventura oltre i confini del già detto, so cosa significhi essere soli intellettualmente davanti al consesso di evidenti mancanze ingigantite e pasciute da analisi scontate. E’ anche vero che chiunque viaggi, anche se inconsciamente, vive del pregiudizio e del comodo luogo comune che ci fa vedere e visitare proprio quello che avevamo in testa prima di partire; è difficile partire nudi e tornare vestiti e , in fondo, non è questo quello che voglio. Anzi desidero il contrario perché la Sicilia è veramente un luogo dell’anima e non puoi giudicarla se non ne conosci la storia e la cultura che la permea da cima a fondo in modo totale. Sono nato qui e cammino qui, vedo ogni giorno facce diverse del mio osservare, di una diversità poco gestibile e scomoda. ”Dicono gli atlanti che la Sicilia è un’isola e sarà vero, gli atlanti sono libri d’onore. Si avrebbe però voglia di dubitarne, quando si pensa che al concetto d’isola corrisponde solitamente un grumo compatto di razza e costumi, mentre qui tutto è dispari, mischiato, cangiante, come nel più ibrido dei continenti. Vero è che le Sicilie sono tante, non finiremo mai di contarle. [...] Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte di trovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, fra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione. Soffre la Sicilia, di un eccesso di identità, né so se sia un bene o un male. [...] “ GESUALDO BUFALINO in L’isola plurale. La stessa qualità e quantità di contrasti e opposti che sono gran parte del fascino dell’isola e anche la sua “insopportabilità”; lo stesso misterioso incantamento che fin da bambino mi riempiva gli occhi di stupore quando vedevo apparire il tempio di Segesta nella campagna severa dell’interno o il panorama immenso e aperto sul mare e le Egadi da Erice. Anche adesso mentre ne scrivo capisco di non poter essere obiettivo: il mito, l’apparizione e non l’essenza sono contesti che non possono produrre altro che ambiguità e incertezze. La Sicilia è un continente sia in senso stretto che in quello lato, potrei dire che possiede in massimo grado una bellezza paradossale, eccessiva e discontinua: quella propria di ogni frontiera, scomoda e sfuggente al dettato razionale dell’Europa che volendosene liberare cade ogni volta in un turbine di sensi ipnotico appena si lascia da essa sedurre. Della Sicilia non ci si libera facilmente, anche se si tratta di un fascino pericoloso e incoerente: vorrei chiedervi però se avete mai amato facilmente l’assoluto, se vi siete mai confrontati con la serietà millenaria di uno sguardo di pietra o di una curva marina che si perde all’orizzonte. La posizione di arrogante centralità, conficcata in mezzo ad un mare antico e stratificato di genti e culture ha segnato il destino dell’isola, oggi come ieri. I migranti dall’Africa che approdano sulle coste di Lampedusa, gli uomini del Nord i cui sovrani riposano nella cattedrale di Palermo, i greci col nostro stesso sangue da sempre ospiti delle sue coste, e poi i turchi pirati e l’islam che ancora canta fra le sue strade e nelle sue architetture, e l’Europa nobile e colta con la sua letteratura percorsa dall’humus siciliano oltre ogni ammissibile limite…i liberatori di sempre, infine, più o meno smentiti dagli esiti delle loro migliori intenzioni. E’ lì l’origine della qualità speciale della narrativa e della letteratura siciliana: dentro il deficit e l’insicurezza, dentro il disagio di chi vive ogni ora sulla frontiera di un possibile e definitivo collasso. Lo scrivere è la nostra redenzione, l’unica possibile e, come tale, portata ai massimi livelli ; Federico de Roberto, Sciascia, Verga, Lampedusa, Pirandello, Piccolo, Brancati, Bufalino…Camilleri e ne lascio fuori un numero troppo elevato, sono il messaggio lanciato nello spazio sociale e umano di un’altra realtà che ci è ostile, incredula e vigliacca, che non vuol credere ad un’esistenza ai limiti della decenza, che irride il sogno perfetto di chi supera perché ha compreso per caso o sa troppo per studio. Non mi pongo il problema di chi voglia credermi oppure no, la storia scuote da millenni coi suoi marosi la Sicilia e noi senza un perché decifrabile siamo ancora qui in eterna attesa di una nuova legge, un nuovo segno che spiegherà alfine questo lungo e fantastico sonno della ragione. Nostro che di molti altri non c’è materiale.

giovedì 15 maggio 2025

VOILA'


T’inventerai un’altra vita per pensare a questa vita
costruirai la tenacia con cui inafferrabili
sprofondano le cose.
Continui a dirti che se solo lo volessi
se solo ci credessi
potresti farle vere e ferme
potresti liberare l’anima del mondo.
Ma non puoi, ci sono io col mio affetto
asimmetrico
col mio cuore che batte
con i miei abusati candori.
Voilà! Dovrai inventarti una vita diversa
per ripensare a questa che stai consumando
tra noi.
Ma è irreparabile la sconfitta delle cose passate
il senso sottile che  ti stia spogliando di tutto
del tuo ultimo sguardo per me
della mia residua frase d’amore
che ti attende alla fine di questo buio.
E infine dimenticherai che nella prossima occasione
volevi essere felice

LETTERA A MARINA PIERANI -

Considero la frattura e la sua data e il suo nome: Ugo- 10 agosto 2010. Considero il prima a me conosciuto e il dopo e naturalmente scrivo. Non chiedermi perchè. Scrivo perchè evidentemente l'intelletto va di conserva con la sintassi, si richiamano entrambe e si stimolano a vicenda. era questa la magia che possedevi. Se riapro quelle pagine non riesco a sorprendermi che sia accaduto. " C’è il senso pieno e compatto del marmo in INEZIE ESSENZIALI, difficile restare sulla stessa sintonia. Glielo dissi molto tempo fa: la concretezza culturale che manifestava ogni volta superava qualsiasi contrasto, qualsiasi ideologia e mi faceva approdare sulla spiaggia della mia maturità “giovane” e inquieta. Forse, dentro la sua lucida essenzialità, già presagivo il cuore della “figlia di mezzo” e quando poi quest’altra nota si fece palese il quadro diventò compiuto.” Oggi è molto bello e consolante aprire il blog di Marina Pierani, oggi tutte le differenze sono perfettamente disegnate, tutti i sogni hanno liberato la loro stanza segreta e non c’è più nulla che mi impedisca di dire che inezie essenziali è IL BLOG, quanto di più vicino esista al mio anelito di comprensione e cultura. Lo affermo in totale convinzione: la sintassi di Marina, in senso stretto e lato, è di una perfezione chiara e stentorea, una palestra di educazione alla cultura e al bello. Dovrebbe scrivere in latino, glielo dissi una volta e comunque ciò che scrive ne ha il nerbo e il senso di incorruttibilità. Questa donna posta ogni giorno e posta ad un livello mediamente così alto da lasciare senza fiato; ma non pensate di trovarvi davanti ad un’algida figura senza fremiti o umane brecce nel cuore; Marina ha scritto solo una piccola parte del suo animo, il resto del racconto prosegue su un sentiero che si intravede nell’erba come un sogno talvolta interrotto. Se ne raccogli una nota il viaggio porta altrove, porta qui e nell’intelletto di chi la legge senza pregiudizi o in tutti i luoghi dove gli schemi s’infrangono per far posto alle persone. Le dissi una volta, in un commento sulla contraddizione di vivere e di relazionarsi col mondo, queste parole che riporto integralmente: “Le righe sono solo piene di te e del tuo contenuto orgoglio di essere pensante: nessuna contraddizione, a parer mio, e alcuni pregevoli “distinguo. La verità esiste ma è insondabile per noi finchè viviamo questa esistenza continua; troppe distrazioni scambiate per interessi e troppe idee “ad usum delphini” barattate per ideali. D’altronde sarebbe troppo comodo conoscerla adesso la verità e diventare dei infallibili ed eterni, padroni della metafisica non per merito intellettuale ma per lascito genetico. Però essa esiste, anche ora mentre ti commento, come prima mentre tu scrivevi il post, s’intuisce dalla fatica cerebrale e dal profumo di intelligenza, nel senso latino di “intelligere”, che emana tutto questo interrogare e interrogarsi. Quando la incontreremo la verità? Forse nell’ultimo istante quello, l’unico, in cui ne diventiamo degni…quando non possiamo più raccontarlo a nessuno di quanto splendida, nuova e luminosa sia la nostra amante rincorsa per tutta la vita. Non sei contraddittoria, Marina, sei solo stanca di essere sincera, perché la sincerità a tempo pieno è il miglior sistema per adire la solitudine; quella intima fatta di interrogativi e questioni lasciate aperte, di vie irte di ostacoli, di scarse pozze d’acqua a lenire la sete di consapevolezza rimasta ad aspettare lungo la strada. Sei così stanca da scegliere talvolta la menzogna o la piccola bugia, unico biglietto per stare seduta un po’ sul treno affollato di false verità. Non esiste luogo migliore di Inezie Essenziali in tutto il web a me conosciuto per leggere e pensare. " 
Ti promisi che avrei rispolverato questo vecchio post, te lo mando in privato ma giuro che lo ripubblicherò....in fondo per il numero di visitatori che mi sono rimasti è come se fosse ancora privato. Non voglio indurti in tentazione ma ti invio anche due altri testi miei. Vorrei che li leggessi...vorrei tante cose, piccole e importanti. Sono sempre a mezzo, irrisolto, è anche il solo modo che conosco di scrivere decentemente. Tu facevi diversamente e io mi placavo. Stagione chiusa quella, stagione chiusa ma non si dica per sempre anche se è così. Non so nulla di reale di te Marina, mi soffermo ogni tanto a immaginarti per le strade di Roma ma è un gioco fragilissimo: non so nemmeno se questa mail e le parole che contiene ti saranno di conforto, fastidio per un'improvvisa malinconia resuscitata, lieve interesse linguistico, condivisione letteraria...o semplice umanissimo affetto. Credo che tu non abbia mai letto questi due articoli, furono scritti pensando a persone come te...o come me? Furono scritti è questa è l'unica cosa che conta. Vorresti pubblicarli sul tuo blog? Vorresti reinterpretarli? Attraversarli? Scriverli di nuovo, contaminarli? Non scriveresti di nuovo perchè scrivere è essenziale e farlo pubblicamente liberatorio? Potresti farlo per scherzo o per diletto o per amicizia o per altri segretissimi motivi. Ecco l'ho detto dopo aver rigirato il pensiero da molti giorni: ogni tanto passo da inezie essenziali, riallaccio antiche armonie, fisso date, sostantivi, vocabolario. Lingua. Poi apro il cuore e l'intelletto gli va appresso senza che io possa modificarne l'incedere.

LIBERO -

Esco di casa presto al mattino. Libero, sono libero, metto in moto e parto: percorso diverso stavolta. Scendo in studio dall’alto, così ad un certo punto si apre tutto il panorama del golfo. Apro il finestrino, l’aria è bellissima: libero sono libero mi ripeto. Ah… me lo voglio godere questo senso di vento e di cielo. Guardo più in là, verso sud. La costa si perde in un orizzonte sfumato ma io socchiudo gli occhi e lo vedo perfettamente cosa c’è più in là: vedo l’altra città, antica, e il suo porto e poi, più giù le lunghe spiagge che portano sino alle soglie dell’eden. Volendo domani posso tirare dritto e posso arrivarci: libero sono libero. Potrei anche fare tutto il giro di quest’isola, fermarmi dove capita per mangiare qualcosa in assoluto silenzio guardando il mare d’autunno e i suoi colori pastello. Montalbano sarebbe d’accordo. Perchè questa sensazione di leggera follia che un tempo contagiò Battisti non resta sempre con me? Dove se ne va quando mi tradisce con altre spiagge, altri amanti? Non sono libero! So che esiste la libertà ma ci gioco pericolosamente; la palpeggio e lei ride compiaciuta, carnale…poi scappa perchè il prezzo del suo amore è troppo alto. Per ora. Domani scappiamo insieme e, chissà, forse non torniamo più. Ci stabiliamo in uno di quei paesotti placidi sul mare, quelli carezzati dai gabbiani, dove non accade mai nulla e un Pc serve solo a commiserare il resto dell’umanità sciocca che non vede e non capisce. Lì persino Giulia e le altre avrebbero un senso diverso. Montalbano sarebbe d’accordo. Mi accendo una sigaretta, si è acceso il giorno.

mercoledì 14 maggio 2025

C’è uno spazio aperto e, al di là di esso, altri territori che un giorno di molto tempo fa osservai da vicino: imparai che si trapassa da una stagione all’altra e che questo guscio che ho, cui sono così affezionato, dovrò lasciarlo per un altro e un altro ancora. Il bello è che per una inspiegabile magia ci scordiamo di essere esistiti in un certo modo appena entriamo in confidenza con la nuova situazione e quindi tutto ci appare vergine e misterioso. Ora no, ora sono ficcato dentro quest’abito da Enzo con i suoi pensieri e i suoi amori perduti, ora sono dentro questo blog che tra qualche istante sarà corroso dalla benevolenza, dalla curiosità o dal livore incoercibile di qualche passante.

martedì 13 maggio 2025

UN UOMO ALLA PARI -

Son stato così fin da bambino, probabilmente mi ha sempre affascinato il "femminino" più di una donna in particolare. Ci sono stati solo pochi amori veri, profondi e vissuti nella mia vita; nessuno risolto o finito, tutti distruttivi per il corpo e per la mente, per la seconda specialmente. La mia educazione sentimentale prevede un coito e un orgasmo continuo come unico rimedio ad una morte inutile e banale. Voi mi piacete e sento dentro di me il ricordo dell'utero che mi condotto su questa terra, per questo lo rispetto e lo inseguo da sempre, a modo mio ovviamente e, adesso, in modo più chiaramente mentale. Ciò non vuol dire che nego il corpo, significa solamente che dalle mie membra pretendo quanto dalla mia testa, cioè troppo. Mi turba vedere come il sorridere, l'entrare in contatto sul serio e psicologicamente in modo virile con l'altra metà del cielo, produca tanto scalpore. Io non potrei vivere senza l'idea di un'altra prospettiva nell'aria che respiro e questo mi eccita organicamente e mentalmente. 
Credo che la mia capacità seduttiva sia proporzionale alla mia misoginia e al senso di libertà che lascio intravedere: credetemi, non ho mai incontrato una donna che mi abbia amato dentro, per amore e basta, per libertà, solidarietà e piacere di regalarmi, oltre ai suoi umori, anche la sua sensibilità. Scusate la crudezza ma questa miseria affettiva non potrà mai venire colmata da nessun esercizio fisico e mi ha distrutto condannandomi ad essere un viandante senza domicilio fisso nel cuore di nessuna. Dovrei odiarvi per aver ucciso dentro di me la luce di una speranza in un rapporto condiviso alla pari, per aver mutato le differenze tra noi in handicap insormontabili. Ma c'è un eco lontana e dolcissima che ancora mi raggiunge e mi fa considerare la vostra aridità, il vostro utilitarismo, la vostra arroganza fisica come superiore intelligenza, amorosa concretezza, sensuale richiamo. Forse voi intuite tutto questo ma...arrivate sulla soglia dell'ultimo gesto invece di spogliarvi del tutto cominciate a rivestirvi; di cosa avete paura? Di un pene senz'altro no, della testa pensante di un uomo alla pari forse sì.

domenica 11 maggio 2025

MONTALE -

Eugenio Montale ha esercitato un influsso molto profondo e durevole sugli autori delle generazioni successive: non tanto per motivi di carattere formale (Ungaretti è stato molto più incisivo da questo punto di vista) bensì per motivi di carattere sostanziale per la visione e il sentimento della realtà. Ma per tutti o quasi quelli della mia generazione è stato l’ermetico per eccellenza e alla fine abbandonato. Una sera di febbraio del 1972 chiusi anch’io un suo libro: troppa fatica e nessun sugo. Chiusi e affermai che non mi avrebbe rivisto mai più (ho sempre avuto un rapporto personale con i poeti). Mi mancava il tempo solitario e l’intuizione, mi mancava il modo perchè ce n’è uno diverso da poeta a poeta, da stagione a stagione. Quando li ritrovai Montale scorreva fluido come acqua di sorgente ed io mi stavo già innamorando. Ancora oggi io non vedo nessuna vistosa rottura con la tradizione precedente sul piano delle soluzioni espressive, non noto nessuna innovazione di particolare rilievo. Sento invece, profonda, una continuità tonale con tutta la produzione che è stata alla base della sua formazione poetica e che comprende da Pascoli a D’Annunzio passando dal suo conterraneo Sbarbaro. Montale insomma non ha “trovate futuristiche” ma concentra in modo esclusivo la sua sensibilità ritmica, sintattica e lessicale su un lirismo asciutto, severo, essenziale. Troppo classico per un sessantottino nel pieno delle sue funzioni: un signore in giacca e cravatta che dal 1938 in poi, dalle Occasioni in poi, fu visto come un maestro anzi il maestro per eccellenza; il più ascoltato e autorevole poeta in ambito specificatamente letterario. E’ stato un crescendo graduale non un esploit, questo sobrio e austero detentore di una forma poetica, di un messaggio e della sua verità profonda non poteva che essere considerato un punto di riferimento. Oscuro, difficile, inarrivabile o troppo semplicemente ardito da risultare scomodo. Per me scomodissimo tanto che una sera di aprile glielo dissi a muso duro dopo aver chiuso il suo Satura II: Eugenio la smetta! Basta con tutta questa condiscendenza verso di lei, basta con questo continuo ossequio verso le sue opinioni che sembrano guidare la scena letteraria e poetica anche adesso (eravamo alla fine dei settanta). L’austero signore non rispose e mi guardò in silenzio. Poi riaprì il libro e mi recitò “Gli uomini che si voltano”


Probabilmente
non sei più chi sei stata
ed è giusto che così sia.
Ha raschiato a dovere la carta a vetro
e su noi ogni linea si assottiglia.
Pure qualcosa fu scritto
sui fogli della nostra vita.
Metterli controluce è ingigantire quel segno,
formare un geroglifico più grande del diadema
che ti abbagliava.
Non apparirai più dal portello
dell’aliscafo o da fondali d’alghe,
sommozzatrice di fangose rapide
per dare un senso al nulla. Scenderai
sulle scale automatiche dei templi di Mercurio
tra cadaveri in maschera,
tu la sola vivente,
e non ti chiederai
se fu inganno, fu scelta, fu comunicazione
e chi di noi fosse il centro
a cui si tira con l’arco dal baraccone.
Non me lo chiedo neanch’io. Sono colui
che ha veduto un istante e tanto basta
a chi cammina incolonnato come ora
avviene a noi se siamo ancora in vita
o era un inganno crederlo. Si slitta.


Sei un cretino Enzo, tra qualche anno sarai così, sarà questa la tua dimensione esistenziale. La poesia precorre i tempi, recita una punteggiatura affettiva e erotica che tu ancora non conosci, non dipende da me che l’ho scritta perchè le sue righe erano già dentro il tuo animo, dovrai solo trovarle, quando avverrà capirai e sarà troppo tardi. Anche per chiedermi scusa! Quarantanni ti sono bastati Enzo? Sei slittato molto tempo fa e ora corri sereno verso la fine senza sapere se fu un inganno o una fede che non vuole cedere.

Senza assilli

Non voglio aver più l’assillo di doverlo spiegare o difendere dalla barbarie di molti, ho chiuso alla possibilità di un “normale commento”; la scrittura sta lì, per tutti anche per chi sente e vede solo ciò che è conforme alla sua natura. Non credo più ai commenti, non mi riconosco quasi mai in essi: a dirla tutta io non mi riconosco in nessuna delle cose che mi attorniano socialmente e virtualmente. Nutrivo una speranza, un desiderio, dieci anni fa pensai di poterlo finalmente esaudire, adesso quello che sogno è di poter tornare ad amare il sogno.