sabato 6 gennaio 2024

GEROGLIFICI

Guarda i miei geroglifici, avverti il sapore della inutilità. Questa notte come le altre in fila ad attendere un'altra vita e un altro senso. Dopo aver scritto penso sempre che a queste righe non ne potranno seguire altre, che queste righe siano totali e intoccabili, sintesi perfetta della fine e del nuovo inizio: una clessidra e noi polvere là dentro. Questo mi uccide, questo è appunto l’ombra del silenzio per il quale non c’è descrizione possibile. Per distrarmi veramente dovrei riaprire i commenti senza la moderazione! Aria nuova e questioni vecchissime, sempre le stesse; potrei, oltre un certo limite, considerarle astrazioni anch’esse, di altra natura ma pur sempre metafisica dell’ignoranza, della maleducazione, della superficialità ma anche della contrapposizione ideologica, della complessità storica e sociale da cui nasce un’opinione. Metafisica “spicciola” dell’animale che domina il mondo, l’uomo. Ho provato a pensare di aver scritto ieri o l'altro ieri, poi mi sono perso nell'oggi. Ho ucciso il tempo ma esso mi insegue: questo è il suo epitaffio

venerdì 5 gennaio 2024

APERTURA E CHIUSURA

Non avevo pensato di chiudere, avevo solo abbandonato questo guscio su una sedia e il corpo altrove. Ma entrambi soffrivano per la reciproca lontananza. Poi qualche giorno fa, ripassando su queste pagine ho capito che non era giusto, che comunque questo guscio era carico dei miei umori e che doveva vivere, a modo suo, con un tempo diverso, ma doveva vivere. 
Devo confessarvi che spesso negli ultimi mesi ho avuto fortissima la volontà di sempre: cancellare tutto! Eliminare del tutto le tracce del mio passaggio perché questa parte di me, che dovrebbe essere la più intima e amata, mi fa star male da morire. Ho pubblicato tutto o quasi, è trascorso molto tempo, gli scritti non sono mutati, hanno ancora almeno un residuo di valore? Non devo dirlo io permettetemi. Io posso solo dirvi che si è girata la pagina in modo definitivo: siamo così fragili! Qui ho pubblicato il cuore di tutto ciò che ho pensato e scritto in rete e per la rete; ho sempre avuto un atteggiamento contraddittorio e ondivago verso il web e mi pare evidente che esso non poteva essere digerito dalla gran parte dei blogger. Lo ritengo fisiologico. Partendo dai miei furori e dalle mie cocenti delusioni ho fatto in modo che la scrittura dei miei testi vivesse al di là della mia reale presenza accanto ad essi: nel mio progetto questo insieme potrebbe continuare così come lo state leggendo per altri mesi poi finirebbe per inedia. Io potrei già non esserci più in tutti sensi ma se esiste un modo di restare è questo. 
Scrivere e lasciare queste righe che possano essere rivedute, rilette e riconsiderate. Non cercate un nesso logico, concettuale o temporale preciso in ciò che leggerete, non c’è altro che assoluta libertà qua dentro, solo un riflesso di una dimensione che per intero non poteva starci tutta su una pagina ma che ad essa fa riferimento. Riguardo quello che ho scritto negli ultimi ventanni, alcune cose sono così legate alla mia intimità che adesso mi meraviglio di averle palesate in pubblico: forse molti problemi sono nati da questo eccesso di confidenza, ma non ho mai saputo scrivere diversamente. Domani scendo sotto Siracusa, piano piano, mi fermo dalle parti di Vendicari, scelgo un eucalipto frondoso mi appoggio al suo tronco e mi perdo sulla linea azzurrina del mare. Voi non potrete vedermi ma sorriderò. 
 Vincenzo Riccobono

mercoledì 3 gennaio 2024

About

Sono figlio della borghesia colta palermitana, cresciuto a pane e letteratura, ad urla e silenzi, a scirocco e nebbie lombarde, a Mozart e beat generation: per lungo tempo ho creduto che fosse possibile vivere tutte queste sinapsi senza strappare la tela della mia vita. E’ una menzogna. Non chiuderò del tutto le porte alla mia espressività virtuale, cancellare definitivamente ciò che si è scritto con passione e attenzione significa uccidere l’autore di quelle parole, in questo caso un suicidio. Mi piace pensare, diversamente, che una riga sopravviva al suo autore… a volte penso che mi piace anche l’idea che qualcuno se ne appropri e la faccia sua e anche questo è fuori dalle regole e dal galateo della blogosfera ma è un concetto difficile e pericoloso da definire. Ero magro come un grissino, il viso pieno di lentiggini, rossiccio di pelo e gli occhi cerulei sempre un po’ persi altrove. Cominciavo a tenere la penna in mano e non sapevo dove mi avrebbe portato. Anche oggi immagino, sogno ad occhi aperti, poi scrivo, cerco di trasportare la metafisica sul fisico della pagina bianca. Immagino infine la vostra lettura e, in mancanza di commenti, questa operazione torna ad essere metafisica. Questa è la scrittura: un volo immaginario. Questo sono io, l’immagine di un racconto non terminato. Quando arriva puntuale la sera io sfioro le superfici dei miei pensieri ad occhi chiusi per riconoscerli al tatto, per sentirli fluire, riconoscermi in essi e capire dove li ho traditi; non esiste palcoscenico adeguato a questo dietro le quinte, solo sussurri che giungono deformati dall’attesa e dal bisogno. Francamente credo che il cammino sia segnato e in fondo non mi dispiace, scrivo e mi incazzo mille volte al giorno, ho un nodo qui dentro che si scioglie solo così compulsivamente per un breve istante davanti alla fila ordinata di questi segni neri su fondo bianco.

Anni perduti

Gli anni ufficialmente perduti tornano in segreto per la malinconia di averli vissuti. 
Quando avrò l’età di Camilleri farò lo scrittore e mi pubblicherà Sellerio di Palermo, avrò un mare di quattrini che non spenderò in sigarette ( ho smesso da anni) ma in Computer e libri e macchine fotografiche e cellulari pazzeschi. Poi arriverà il gran momento e di tutte queste minchiate non mi importerà più nulla e l’unica cosa che ricorderò, l’unica di cui mi importerà sarà un viso e le parole che vi scrissi sopra quando non ero uno scrittore ma solo Enzo. 
Rendere segreto un blog è facilissimo: basta non commentare mai da nessuna parte! L'alternativa è quella di esporsi ad una pletora di questioni, interlocuzioni generalmente di livello mediocre. Non c'è altro a meno che non si usino le cesoie della moderazione. Ero un blogger pieno di entusiasmo ma la mia stagione è finita, basta considerare che non scrivo più un post nuovo da tempo; il meccanismo si è rotto per sempre credo. Così ho deciso di render visibili TUUTI I POST o almeno quelli che sono riuscito a recuperare.  Questo template vecchio e mai dimenticato è perfettamente adeguato al mio modo e alle mie stagioni. I commenti, per quel che valgono, sono liberi. Io sto altrove.

martedì 2 gennaio 2024

D'ORA IN POI

Programmare un anno prima ogni testo  serve solo a restare dopo la propria fine e se questo blog sconosciuto deve essere veramente uno zibaldone di tutta la mia produzione in venti anni di rete allora non c'è altra soluzione. A seguire centinaia di post di ogni tipo, lunghi, brevi, assemblati o meno...una enorme confusione ma non c'è tempo per altro. Se Surfinia continuerà a leggere troverà qui una grande soffitta piena di ricordi, è il massimo che potevo fare.

Una misura civile

La libertà di lettura avrebbe un valore maggiore se fossero presenti due componenti fondamentali: varietà di opinioni e misura e civiltà nell'esporle. Mi pare che siamo lontani da questo obiettivo, i social nel loro insieme hanno aggravato il problema invece di mitigarlo. Penso che la misura civile cui io faccio riferimento sia finora possibile solo sul cartaceo e non in modo assoluto. Ti chiedi dove siamo finiti? Sei sul blog di un uomo che ha passato i 70 anni e che scrive in rete da 20 anni, prima scribacchiava su blog notes e pensa seriamente di tornare a quella dimensione. Che il termine libertà sia da sempre abusato, mistificato, usato in modo improprio è sotto gli occhi di tutti ma io sono stanco, stanchissimo di discussioni, le lascio ad altri e mi tengo questi testi frutto di anni di vita mentale

lunedì 1 gennaio 2024

Carmela

Carmela, ci fu un tempo in cui il nuovo mi accompagnava sempre, spesso mi precedeva e mi faceva la sorpresa dietro l’angolo dei miei passi veloci. Era la letteratura in divenire, l’eros della scoperta e la seduzione dell’universo del dire di noi attraverso un sogno che non potevamo tener tutto racchiuso dentro. Nessuna stagione dura all’infinito se non quella rimasta impigliata tra le pieghe della scrittura e così adesso io ritorno a quel tempo, l’occhio scorre le tue righe e si interroga: la sorpresa è identica, la metamorfosi sospesa si completa. Il sogno si riapre silenzioso. Vorrei che fosse così per tutti ma so bene che è un’utopia. Tu sei una meraviglia ed io ho definitivamente chiuso; ad un compleanno è giusto fare bilanci. Poi ti sedesti al piano e abbiamo parlato a lungo senza aprir bocca. Eri pieno di luce, il viso rivolto verso l’alto mentre le mani lunghissime e bianche sfioravano la tastiera. Sorridevi e la musica…Dio mio, la musica ci attraversò per sempre, bella come non l’ho mai più udita. Ma una volta può riempire un’intera esistenza. Una volta chiude parentesi che sospirano una fine dignitosa, completa il sogno in un attimo breve. E scompare lasciandoti solo la scia della nostra eternità.

LUOGHI COMUNI -

Dovessi giudicare da quello che leggo sui giornali 
e nel web 
dovrei dire che l’ignoranza e una parte di analfabetismo 
è ubiquitariamente diffuso su tutto il territorio nazionale...
e mi fermerei lì 
perchè i luoghi comuni non meritano altri onori secondo me. 
Niente è più forte di una comprensione 
che giunge accolta da un grande silenzio. 
Più vi leggo e più vi amo. Più vi leggo più mi allontano da voi: 
non per un malinteso senso di inconfessabile superiorità 
ma per una manifesta inadeguatezza 
di vivere tutte assieme le contraddizioni 
che in questi anni mi avete rovesciato addosso 
col mio goloso assenso.