Che ne sai dell’alito caldo che scende talvolta sulla mia terra? Io l’ho solo presagito ieri sul far della sera, un breve momento di attesa poi è iniziato. Ma tu non puoi sapere che lo scirocco è un confine nella nostra vita, un paletto da cui ripartire alla ricerca di una nuova frescura. Eri bellissima davanti al mare che ci vide diversi. Immobile il tuo corpo, l’abito unica parte viva su di te. Il vento caldo come sciroppo denso ci avvolgeva ed io sognai un’estate lontanissima e sospesa come questa quando ogni cosa doveva cominciare. Ma tu non sai, hai voluto dimenticare, io non potevo fissato dal vento in un sogno inutile ma necessario. Tu non hai bisogno di sapere che il tuo violino suonò per quest’ uomo un accordo lunghissimo che è rimasto su di me che sono una viola, compongo solo una biscroma al giorno. Troppo poco per difendersi dallo scirocco che avvolse le nostre vite. Tu sei altrove adesso, se una finestra dondola o sbatte la chiudi per non ricordare quella costa, il mare e il nostro silenzio.
sabato 28 giugno 2025
taccuino ritrovato - rock n'roll can never die
Sono stati una Fender, un basso e una batteria a governarci. Tutti. Uscito da una sala concerto un pomeriggio incontrai per caso il ROCK, dietro l’angolo di una sonata di Schuman si era appollaiata la chitarra di Jimmy Page: impossibile spiegare la magia del pifferaio magico, lui da allora non ha mai smesso di stravolgermi, ha cullato i miei sogni vitali in quegli anni, dorme apparentemente sopito in questi lenti e finali. Se scrivo oggi è perchè si è risvegliato, l’ennesimo colpo di coda, la voglia di correre non muore mai.
La musica ha rivoltato la mia generazione, nessuna ideologia sociale o politica è riuscita a fare altrettanto nell’immediato: il subito, adesso, qui brucia ancora tutta la nostra esistenza; scrivere non mi basta, il flusso di energia che attraversa il mio cervello è troppo grande e impetuoso: mescoliamo le carte, rivoluzioniamo i social, riprendiamo i vecchi vinili, e per una volta scriviamo un post vero dentro una rete nuova.
venerdì 27 giugno 2025
OPINIONI -
Questo non è un blog d’opinione, che significato ha questo termine?
IO HO UN’OPINIONE, l’ho su molte cose ma non faccio opinione! Non pretendo di farla, me la studio, la vivo e la analizzo. Non la vendo ma la difendo aprioristicamente se essa viene attaccata gratuitamente, l’ideologia di altri non può valere più della mia per partito preso.
Avere una opinione, scriverla in rete significa nella gran parte dei casi suicidarsi per contatti e audience; nei blog decenti da un punto di vista letterario l’opinione è UNICA, una dittatura del pensiero che nasce da molto lontano, dalla fine del secondo conflitto mondiale e dalla egemonia ideologica della sinistra che pretese di fondare questo straccio di Repubblica delle banane su una guerra civile. Ma io per fortuna ho superato da tempo l’imbarazzo di dover piacere per forza a qualcuno, di dover cinguettare su testi e concetti falsi e vuoti. Guardatevi attorno…prati immensi pieni di margheritine da cogliere per farne deliziosi mazzi come cadeux alla blogger o al blogger di turno – ma sei bravissimo, quanta poesia… l’umanità dolente, i buoni di qua i cattivi di là, l’elite intellettuale, il nuovo mondo, il nuovo sesso, le donne sempre una spanna più su, i clandestini uber alles, il mondo arabo e gli schifosi occidentali–
Un vortice di colori stupendi e voi/noi lì dentro a gorgheggiare l’unico canto che non ci lasci isolati! I prossimi post sono dedicati alle mie opinioni così a scanso di equivoci chi legge sa con chi ha a che fare. E’ utile, onesto, per certi versi proficuo ( se ci si confronta con teste pensanti) e soprattutto liberatorio. Da quando scrivo in rete ho contatti speciali con blogger che ritengo abbiano opinioni molto diverse dalle mie se non contrastanti; ho ben capito che esprimere con chiarezza le proprie idee in aperto contrasto con quelle di tendenza nell’ambiente frequentato ti espone a un isolamento mediatico potente e progressivo. Devo francamente confessare due cose: la prima è che chi è in asse con le mie opinioni mediaticamente e culturalmente è spesso una nullità mentre dalla riva opposta ci sono fior di esecutori. La seconda è che non mi importa dell’isolamento io non faccio compravendita di contatti e non sono disponibile a compromessi a qualunque costo.
Io sono un uomo libero sarà questo che vi disturba.
giovedì 26 giugno 2025
THE TIME THEY ARE A CHANGIN' -
L’estate di 47 anni fa di questi tempi era pronta a partire ed io stavo per mettere le mani sui miei 17 anni. Gran cosa! Il suo fiato caldo lo sento ancora: ha ingaggiato con me una gara sul tempo, un gioco che non dà nessun premio ma ti brucia dentro e che devi per forza restituire fuori. E’ una mano tesa fra le generazioni ad affermare che la bellezza e la poesia salveranno questo mondo. Crederci o meno è una possibilità come tante altre, la forza dell’amore e della vita continueranno per la loro strada e avremo tutti l’occasione di piangere, un giorno, per la felicità di esserci, di averci creduto o di doverci ricredere. Le estati sono tutte emozioni rapprese che si sciolgono sotto il sole e scivolano insinuandosi sotto la nostra pelle, sembrano diverse ma in realtà assumono semplicemente la forma della nostra vita in quel momento. L’estate è sempre l’identica rivelazione che sale sul palcoscenico con presentatori diversi, la sua apparizione suscita reazioni varie che vanno dagli applausi scroscianti all ’incredulità silenziosa, ma la sua bellezza è sempre maestosa, a me lascia ogni volta incantato, senza fiato. Nei suoi paesaggi aperti, nei suoi colori decisi e in quel senso di prospettive eterne e ripetute che ci fanno ritornare sempre all’idea che tutto è possibile, che è solo questione di tempo e i cieli si apriranno per lasciarci vedere l’azzurro e le mille strade che lo attraversano. Abbiamo di nuovo diciottanni e nessuno potrà cambiare le cose, è come il primo amore, se ne andrà ma cambierà la nostra vita per sempre.
Ogni estate diventiamo maggiorenni ed è una sensazione indimenticabile, sgusciamo fra i nostri errori e le nostre vittorie, ce le rimiriamo e facciamo finta di credere che sia per sempre, condividerle con gli altri è una fede. La mia estate a guardarla da questo blog sembra perfetta e unica, punto di riferimento epocale e sociale; persino la musica suona in modo speciale. E’ quella di Bob Dylan, è la poesia della vita che ci conduce e ci salverà dalle altre stagioni e dalle mille morti che ci attendono ai lati del sentiero. Ma è un trucco, le note sono sempre le stesse ed io vesto ogni volta un abito perfettamente conservato e mi ci pavoneggio dentro. Nessuno di noi può dimenticare l’estate in cui siamo diventati grandi e ci siamo chiesti qual’era la nostra direzione e dove ci avrebbe condotto il profumo di quella ragazza incontrata la sera prima; nessuno può dimenticare che la musica era esattamente quella che avevamo dentro, crescere è stato solo un momento, la rincorsa per tornare ogni volta al punto di ripartenza. Così sciamiamo via incoscientemente ma in fondo lo sappiamo che niente e nessuno potrà fermare la forza dell’amore e la bellezza della scoperta:
The time they are a-changin’
Anti semitismo
Al netto di qualsiasi discussione e di troppi "distinguo" l'antisemitismo va inquadrato con una serie di riflessioni serie. È la dimostrazione di quanto questo male sia strutturale, radicato in un ambiente culturale che da decenni giustifica l’odio per Israele e, troppo spesso, per gli ebrei, sotto la maschera dell’"antisionismo".
Quello di molti a sinistra non è un errore dovuto ai social network, né una deviazione individuale: è il sintomo di una patologia politica più ampia, che affonda le radici in certa sinistra terzomondista e antioccidentale.
Ieri, dopo l’attacco israeliano in risposta all’aggressione iraniana, si è superato ogni limite ricorrendo a:
1. Colpevolizzazione collettiva degli ebrei – Riprendendo il più classico stereotipo antisemita ("gli ebrei controllano il potere"), si è insinuato che gli ebrei, in quanto gruppo, si starebbero macchiando di un "delitto".
2. L’ossessione per Liliana Segre –viene attacca ancora ad hominem, come se la senatrice sopravvissuta alla Shoah fosse un’agente di Israele piuttosto che una voce individuale.
3. Il rovesciamento vittimario – Dipingere Israele come "aggressore", ignorando completamente che l’Iran ha lanciato centinaia di missili su un paese sovrano, dopo anni di finanziamento a Hamas, Hezbollah e agli Houthi.
Si chiedono sanzioni economiche contro Israele e la rottura dei rapporti diplomatici. Ma la domanda è: in quale universo distorto l’Iran è la vittima?
L’Iran è il cuore dell’"asse della resistenza", una rete di terrorismo internazionale che da decenni minaccia non solo Israele ma la stabilità globale.
La sua costituzione grida "morte a Israele" (art. 7 e 152) e il suo governo finanzia milizie che uccidono civili in tutto il Medio Oriente.
Il suo leader, Khamenei, ogni settimana predica l’annientamento dello Stato ebraico, mentre reprime il suo popolo con torture ed esecuzioni.
Proviamo a sostituire "Iran" con "Francia" e "Israele" con "Italia" per capire l’assurdità del ragionamento di certa gente:
Se la Francia avesse in costituzione due articoli che gridano "morte all’Italia", se armasse milizie per attaccare Roma, se il suo presidente ogni domenica invocasse la scomparsa dell’Italia, qualcuno la definirebbe "vittima"?
Perché l' antisemitismo è antisionismo, riflettiamoci
1. Doppio standard – Nessuno giustificherebbe la Russia se lanciasse 300 missili sulla Germania. Ma quando Israele si difende, improvvisamente diventa "il mostro".
2. Teoria del complotto ebraico – Parlare di "ebrei colpevoli" invece che di un governo (come quello israeliano, legittimamente criticabile) è puro antisemitismo.
La sinistra deve fare i conti con il suo antisemitismo
Il caso di Fratoianni, Rula Jebreal & co non è un incidente: è il frutto di un ambiente che ha normalizzato l’odio per Israele, equiparando la sua esistenza a un "crimine". Se la sinistra vuole davvero essere dalla parte degli oppressi, deve smetterla di difendere i veri oppressori: gli ayatollah, Putin e Hamas. Finché celebrerà come "resistenza" ciò che è solo terrorismo, la sua crisi morale sarà irreversibile.
martedì 24 giugno 2025
La guerra globale
1. Il panico da "effetto domino"
Ogni volta che si apre un nuovo conflitto, serpeggia nella società un timore quasi apocalittico: l'idea che scatterà inevitabilmente il meccanismo delle alleanze, trascinando il mondo in un conflitto globale simile alla Prima Guerra Mondiale, o peggio, in uno scambio nucleare che ci proietterebbe in uno scenario da "Mad Max". Questa percezione è stata recentemente alimentata anche dalle parole di Papa Francesco, che ha parlato di "guerra mondiale a pezzi".
2. La distorsione percettiva dell'era dell'informazione
Contrariamente alla sensazione comune, i dati storici dimostrano che:
Il numero di conflitti armati oggi non è superiore al passato
La loro crudeltà non è aumentata in termini assoluti
Basti ricordare:
Le guerre balcaniche degli anni '90 (con il massacro di Srebrenica)
Il genocidio ruandese del 1994 (800.000 morti in 100 giorni)
I conflitti permanenti in America Latina durante la Guerra Fredda
Le due guerre mondiali del XX secolo
La differenza sta nella nostra percezione: viviamo nell'era dell'informazione globale, dove ogni conflitto viene amplificato dai media e dai social network, creando l'illusione di un mondo più violento.
3. La lezione dei conflitti recenti
Gli ultimi decenni ci offrono importanti controesempi alla teoria dell'inevitabile escalation:
Ucraina: nonostante 3+ anni di guerra, nessun uso di armi nucleari
USA: sconfitte in Vietnam, Afghanistan e Iraq senza ricorso all'atomica
Medio Oriente: Israele non ha usato armi nucleari contro l'Iran
4. Perché sopravviviamo alla "sindrome da Ken il Guerriero"?
Tre fattori ci proteggono dall'apocalisse nucleare:
1. La dottrina MAD (Distruzione Mutua Assicurata): rende le potenze nucleari estremamente caute
2. Lezioni storiche: la crisi dei missili di Cuba ha insegnato i pericoli dell'escalation
3. Diplomazia globale: esistono più canali diplomatici che nel 1914
5. Tra realismo e cautela
Sebbene il rischio zero non esista (la storia è piena di eventi ritenuti "impossibili" fino al giorno prima che accadessero), viviamo in un'epoca dove:
I meccanismi di contenimento funzionano
Le potenze nucleari hanno dimostrato notevole autocontrollo
La comunità internazionale ha sviluppato anticorpi contro l'escalation globale
Invece di cedere al catastrofismo, dovremmo sviluppare una visione più sfumata: riconoscere i reali pericoli senza cadere nella psicosi da "fine del mondo", concentrandoci piuttosto sulla prevenzione e la risoluzione diplomatica dei conflitti.
RITORNI -
Delle enormi fesserie lette in rete in questi anni non voglio parlare adesso e nemmeno della proterva e cafonesca aria che tira in certi "profili personali" in certe risposte e in certi commenti (la moderazione si sta allargando a vista d'occhio). Preferisco parlarvi del grande piacere che mi dà ripassare da certe stanze, aprire capitoli che dormono da qualche anno e che sono ancora perfetti, accesi e luminosi come quando furono scritti: ecco io vorrei che tutti i blog fossero capaci di dare quel tipo di sensazione, che fossero lo specchio fedele della nostra intimità vitale che resta legata alle parole e con essa resusciti quando vi poggiamo lo sguardo sopra.
DUE LETTERE SPECIALI
A SE il Principe Tomasi di Lampedusa, presso “Il Gattopardo”
Scrivo a te per primo perchè sei stato il primo e un inizio è sempre indelebile. Stavi sul secondo ripiano della libreria, un po’ nascosto, probabilmente invisibile per lo sfarzo e il “volume” degli altri vicini. Ricordo bene la copertina verde con le incisione dorate dei “canti” di D’Annunzio e le edizioni in carta patinata dei classici di Leopardi, Pirandello, Svevo… fu scorrendo le dita sui loro dorsi sporgenti che ti vidi la prima volta. Un amore non nasce mai per caso, ci vuole l’atmosfera di un giorno d’estate silenzioso e raccolto, la visita a casa del Barone Pottino la sera precedente e l’aver ascoltato, con finta indifferenza, i discorsi che fluivano tra un caffè e un gelato alla mandorla; serve il talamo su cui consumare un rapporto che preme alla porta della tua vita mentale. Ti ho letto che ero troppo giovane e tu ti approfittasti di me. Celando il tuo vasto orizzonte dentro un’edizione economica della Feltrinelli, con quel disegno raffazzonato del Gattopardo sulla copertina mi ingannasti ed io annegai in una lettura sensuale e totale. Fosti il primo libro che carezzai lungamente e portai con me, nascostamente, nei luoghi che normalmente frequentavo, in una tasca o nel borsello. Mi facevi compagnia ed era una sensazione sconosciuta fino ad allora: pagine come un interlocutore, come un’amante da ritrovare e scoprire ogni volta. Mi accompagnasti nel mondo della lettura adulta, quella fatta di continui addii e ritrovamenti, di certezze eterne nascoste dentro l’animo. Una grande lezione di sintassi non solo letteraria; la sensazione del “capolavoro” l’ebbi subito senza riuscire però ad esprimerla in alcun modo. E fu probabilmente questo stimolo continuo ed inespresso a farmi fornicare con caparbietà fra le pieghe della tua pelle di carta; ti ho amato dal primo momento, ti ho desiderato sempre, non ho ancora finito di leggerti. Temo che la conclusione della lettura possa in qualche strano modo coincidere con “quell’altra” conclusione che nell’ottavo capitolo si erge sublime e definitiva come solo un grande amore può fare. Ti abbraccio fino al nostro prossimo incontro.
To Mister Stephen King, co “Hearts in Atlantis”
D’accordo lo ammetto: ti ho snobbato per lungo tempo, inutile ritornare sull’argomento in modo polemico. Delle storie “horror” e di quelle a metà strada fra il soprannaturale e il metafisico con effetti speciali ne ho fatto sempre volentieri a meno. Mi hai fregato, e c’è un motivo profondo. Sei una meretrice, anzi una puttana e mi hai fottuto; e ti dirò che sono contento che tu lo abbia fatto. Ho trascorso tutta la mia maturità a sfuggire dalla mia inquieta giovinezza, e tu lo sapevi. Non dico che mi nascondessi, solo non sapevo dove metterti e questo era un problema serio, sono troppo ingombrante anche per me stesso e tu hai aspettato. Quando finalmente ti ho riaperto la porta mi è mancato il fiato. Sai cosa sei stato? Userò le parole di un grandissimo scrittore italiano baby, quelle che non si possono tradurre perché la musica cambierebbe baby. Sei stato “l’amore che strappa i capelli dal viso” (F.DeAndrè), l’adrenalina tornata a scorrere. Lo sapevi maledetto e hai messo su il disco che conosciamo entrambi, a hard rain’s a gonna fall e appresso a quello si sono aperte le gabbie della memoria e niente era cambiato…nemmeno la rabbia e il sangue, l’amore, l’orgasmo e la timidezza. Io sono tornato là dentro con quegli anni a cantarmi una musica mai dimenticata. Ti ho snobbato, lo ripeto e tu mi hai sbattuto in faccia che “in fondo sono solo informazioni” e che “se mi fossi comportato bene avrei avuto anche il dolce”. Dammi pace baby, ho posato la testa sul tuo grembo e non ho più voglia di andare da nessuna parte, lascia che la musica prosegua oltre e lascia aperte le pagine. Le sfoglieremo ancora perché “Alle volte un po’ di magia sopravvive”, osservò lui.
“Non saprei metterla diversamente. Io credo che siamo venuti perché sentiamo ancora alcune delle voci giuste. Tu le senti? Le voci?”
“Qualche volta”, ammise lei quasi malvolentieri. “ Qualche volta sì” –
lunedì 23 giugno 2025
CENTO PASSI, MILLE PASSI, NESSUN PASSO IN AVANTI -
Nel maggio del 78 io avevo 26 anni e trasmettevo in una radio libera di Palermo: mi piaceva da impazzire, forse troppo. Ero, guarda caso, uno dei più duttili e alternativi Dj di quell'ambiente, sicuramente il meno inquadrabile dal punto di vista ideologico. In quegli anni trasmisi quasi di tutto, dal rock aggressivo dei Led Zeppelin, alle ballate di De Andrè, dalla chitarra di Jimi Hendrix a quella dei Dire Strait, non intaccavo, non intaccavamo la struttura sociale della città. Peppino Impastato sì. Noi mandavamo musica, camminavamo per le strade di Palermo e Palermo continuava ad essere divorata dal cancro al suono del rock 'n roll: il grande sacco della città era quasi al termine nel senso che non c'era più quasi niente da mangiare. Una delle più belle e interessanti città del Mediterraneo ridotta ad un ammasso fetido di cemento e sfruttamenti gestiti da una classe politica identificabile col gotha della criminalità organizzata. Le radio private palermitane trasmettevano De Gregori (il compagno De Gregori) gli Area il primo Battiato... Radio Aut cercava di trasmettere l'alternativa e l'opposizione con mezzi economicamente e tecnicamente risibili. Francamente non c'era partita e nessuno di noi aveva realizzato il problema; voglio dire che Impastato era un isolato, era come se la sua azione fosse un fatto di nicchia politica e ideologica avulsa da tutto il resto. L'isolamento umano e intellettuale che costerà la vita a Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino e altri con Peppino Impastato ebbe ancora più facilmente ragione di lui. Oggi probabilmente, con questo Web e questa diffusione di voci, sarebbe stato diverso o comunque più difficile; eppure una delle componenti intellettuali che danzarono in modo macabro sulla fine annunciata di questo ragazzo è ancora presente, l'ho capito ieri mentre scrivevo di lui. Abbiamo ancora l'orribile e subdola tendenza a considerare certe morti come un fatto di parte, certe morti come la fisiologica conseguenza di un preciso percorso culturale e, spesso, il nostro cordoglio è finto, di circostanza, non ci appartiene perchè non è la nostra guerra o la nostra idea. Peppino fu pianto in silenzio dai suoi pochi amici, il mondo delle radio libere di allora non disse nulla, la città non disse nulla, la gente si girò dall'altra parte. I cento passi erano solo all'inizio. La libertà, il confronto, la divergenza di opinione, la musica e la cultura sono un patrimonio di tutti non hanno, come ancora accade oggi, una tessera di partito o movimento: questo è il motivo per cui io oggi, molto più di 34 anni fa, piango quella corsa verso la civiltà e la dignità. Oggi la sento più mia che in quegli anni in cui scivolavo assieme ai miei coetanei tra le pieghe di un'ideologia colorata e vuota, la stessa di ora se la guardate bene. Ci tenevo a dirlo ora che che ancora una volta siamo davanti ad una svolta epocale rischiando di rifare come minchioni i medesimi errori.
Vincenzo ha un'altra età
“Scrisse, scriveva, ritenne fin da ragazzo che fosse meglio osservare il mondo attraverso la scrittura. Poi, più grande, lesse le emozioni della vita posandole su un foglio di carta: non sa ancora se fu un errore ma comincia a nutrire seri dubbi sulle sue scelte."
Non c’è più tempo si è detto e il tempo è volato via. Sono rimaste solo queste parole come cornice ad un uomo sconosciuto che non è mai riuscito a incontrare se stesso. Pensò che almeno qui lei capisse, continuò a crederlo contro qualunque evidenza. Che qui fosse finalmente diverso e senza fine, che qui fosse essenza vera e che solo questo importasse. Scrive ancora di tanto in tanto, poi socchiude gli occhi e guarda lontano ma non riesce più a scrivere quel che vede. Vincenzo voleva scrivere fin da ragazzino, gli piaceva l’idea del foglio, della penna e del pensiero che vi si fermava sopra. A lungo credette che anche il più piccolo evento serbasse in sè l’idea della vita e dei suoi misteri: scriverne era una magnifica avventura. Adesso Vincenzo ha un’altra età e una vita direttamente ereditata da quel ragazzino, ha deciso di scriverne così. Le presentazioni hanno poco senso, le spiegazioni si perdono sempre nell’indistinto, i perchè e i come di una scrittura così frammentata fanno la stessa fine. Vincenzo voleva scrivere e lo ha fatto in molti modi diversi: questa è una traccia, riuscite a percepirne l’emozione?
domenica 22 giugno 2025
SANTITA' -
Non ho mai capito la logica che presiede alla pletora di articoli e dichiarazioni che hanno riempito i media e il web di discorsi accomodanti verso l'Islam e, di conseguenza, verso il suo irrompere sempre più cospicuo dentro i confini europei. Un atteggiamento senza senso, senza conoscenza e senza cultura nè storica nè sociale. Un continente che naviga (navigava meglio) verso la laicità e la liberazione femminile che improvvisamente impazzisce e, per bocca dei suoi intellettuali più affermati, si consegna alla sua morte definitiva, ad un medioevo crudele e imbarazzante.
La componente femminile degli occidentali ha le maggiori responsabilità, un giorno non sarà sufficiente dichiarare - Avevo valutato male-
Coperte dal burqa o nascoste dal velo le parole arriveranno già spente. Il Vaticano infine, dimostrando una pochezza spirituale e culturale infima, si è allineato con questa tendenza al ribasso continuo. Dobbiamo meravigliarcene? La Chiesa cattolica entra da sempre a gamba tesa nelle questioni civili italiane, anche quando l'Italia era solo "un'espressione geografica" (Metternich). Posto che adesso sia qualcosa di diverso e che non si veda l'enorme passo indietro fatto negli ultimi 20 anni sulla strada dell'unificazione seria e della civiltà condivisa, le recentissime uscite dei pezzi grossi vaticani non devono sorprendere. Un altro fallaccio ma stavolta da espulsione! Bergoglio dovrebbe innanzitutto cambiare postura e camminare ritto, dovrebbe pensare da buon pastore alle sue pecore e ai fedeli cristiani che soffrono e vengono massacrati in varie parti del mondo. Potrebbe riflettere in modo meno supino ai rapporti con l'Islam e pretendere rispetto vero e non peloso per un'eventuale salvaguardia quando la mezzaluna sventolerà sulla penisola. Bergoglio è un populista da due lire, gli piace fare il piacione, essere ossequiato dai suoi sodali, adulato da chi fino a un momento prima ne diceva peste e corna; forse vuole vedere sparire dai blogroll di molti siti la frase " Io aborrisco il Papa!"
Quale prezzo è disposto, Santità, a pagare e a far pagare alla fede che lei professa? Quale futuro sta contribuendo a costruire per la civiltà occidentale? Cosa vuole fare di Roma, non le basta lo scempio cui è già sottoposta? Personalmente ho già dato e ne scrivo, spero che siano molti gli uomini che sappiano vedere il diavolo dietro i suoi scarponi da viandante distratto. Amen.
Ancora una guerra
L'attacco preventivo contro il programma nucleare iraniano iniziato questa notte dall'IAF non rappresenta una semplice azione difensiva, ma l'inizio di una lunga offensiva i cui preparativi (militari e di intelligence) sono durati anni. L'Iran, come prevedibile, ha già risposto all'attacco lanciando su Israele oltre 100 droni (non ancora arrivati a destinazione, nel momento in cui scrivo). Non è più tempo per azioni fini a se stesse, per indorare la pillola di fronte all'opinione pubblica, l'Iran ha risposto subito per la stessa ragione per cui Israele ha colpito i siti nucleari. Persino l'ONU nei giorni scorsi ha messo in guardia il mondo: l'Iran ha oggi sufficiente uranio per costruire almeno dieci bombe atomiche. Non c'è più margine d'errore: quando gli attacchi cesseranno o non esisterà più speranza per il futuro di Israele (e non solo) o non esisterà più il programma nucleare iraniano.
Nonostante i rischi concreti della guerra in corso, credo valga la pena fare almeno tre osservazioni.
1) Gli Stati Uniti non hanno nemmeno provato a convincere Israele a non attaccare: coloro che credevano che Trump remasse contro Gerusalemme sbagliavano. Sono abbastanza convinto che, al netto dei tentativi diplomatici di rito (e d'inganno, ma è l'Iran ad aver ingannato il mondo intero), mettere una pietra tombale sulla follia partorita da Obama rappresenti una priorità anche per Washington. Tanto più se il problema viene risolto da altri.
2) Sarà interessante vedere quante e quali nazioni arabe sunnite aiuteranno, direttamente e indirettamente, Israele nella guerra contro l'Iran. Anche qui, qualcuno dovrà farsene una ragione: l'Iran degli ayatollah - e le organizzazioni terroristiche che finanzia oggi quel regime islamico - rappresenta un problema per tutti, in Medio Oriente e non solo.
3) Checché ne dicano e scrivano sottomessi e utili idioti, rimane una certezza: il 7 ottobre 2023 ha cambiato definitivamente il Medio Oriente. Chi ancora non l'ha capito - di nuovo - se ne faccia una ragione. Provi ad usare quella frase infilata un po' dappertutto, spesso a sproposito, negli ultimi anni: niente sarà più come prima. Ecco, per quanto riguarda il criminale massacro compiuto da Hamas, è proprio così. A bamboccioni e provincialotti le bandierine, gli slogan obsoleti e le utopie, agli adulti il compito di provare a pianificare un futuro migliore per l'intera regione.
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