venerdì 8 agosto 2025

S. LORENZO

Saranno più lente
o più veloci le mie stelle
stanotte
quando cadranno?
A quale divinità racconteranno
Il mio stupido enumerare
le date, i ricordi
i tramonti?
Immergerò l’indice nel velluto nero
senza sapere se sia acqua
o vento
senza conoscere nulla
senza chiedere sentieri più brevi.
Sto qui sull’uscio della notte
Per carpire la prima eco
della sua sottana di seta
strusciata sul mio viso.
Tremo di piacere al suo
passaggio ma è un piacere
solitario,
svanirà con me.

giovedì 7 agosto 2025

Greta

Quando mi chiedono dove sbagli Greta Thunberg, o qual è il difetto del suo metodo, rispondo che il suo problema è lo stesso di quello di autori come Ilan Pappé o Mauro Biglino: cattiva epistemologia. Nello specifico, tre errori ricorrenti: 
1. Culto dell’autorità – Molti attivisti ormai argomentano ricorrendo a un "lo dice Greta", come se la sua figura avesse un’infallibilità dogmatica. Allo stesso modo, Greta stessa cita studi e ricercatori in modo selettivo, attribuendo loro conclusioni spesso più nette di quelle realmente sostenute dai dati. 
2. Bias di conferma – Greta è partita da una tesi predefinita ("il disastro climatico è imminente e colpa dell’uomo") e ha raccolto solo le evidenze che la confermassero, ignorando le sfumature e le voci critiche. 
3. Cherry-picking – Si prendono i dati che supportano la narrazione catastrofista (es. eventi meteorologici estremi, aumento delle temperature) mentre si trascurano quelli che la indebolirebbero (es. miglioramenti nell’efficienza energetica, riduzione della povertà globale, adattamento tecnologico). Il catastrofismo ambientalista come nuovo millenarismo 
Ma il problema non è solo metodologico: è anche culturale e psicologico. Il movimento di Greta, Extinction Rebellion e simili ripropone, in chiave moderna, lo stesso millenarismo che abbiamo visto con le paure dell’anno 1000 o con l’isteria del Millennium Bug. 
È una visione del mondo in cui: La fine è sempre vicina (se non fermiamo le emissioni entro il 2030, sarà la catastrofe); La colpa è dell’uomo (antropocentrismo morale, dove l’umanità è un male da redimere); La salvezza è possibile solo attraverso un’azione radicale (decrescita, abbandono dei combustibili fossili, cambiamento degli stili di vita). A questo si aggiunge una forte componente salvifica: l’attivista non lotta solo per una causa, ma per redimere il mondo, ponendosi come paladino di una moralità superiore. È un atteggiamento che ricorda certi movimenti religiosi o, più recentemente, il populismo moralista di certa sinistra radicale (si veda il movimento pro-Palestina, dove l’urlo sostituisce l’analisi). 
Due considerazioni per smorzare l’isteria 
Primo: la Terra ha già affrontato catastrofi ben peggiori. 66 milioni di anni fa, un meteorite grande come l’Himalaya colpì la Terra, rilasciando un’energia pari a migliaia di arsenali nucleari moderni. L’inverno nucleare che ne seguì durò un secolo, eppure la vita non scomparve. Anzi, quell’evento permise ai mammiferi di prosperare. E non fu neppure la prima estinzione di massa: il pianeta ne ha superate almeno cinque, dimostrando una resilienza che il catastrofismo ignora. 
Secondo: le soluzioni non sono mai semplici né univoche. Il clima è un sistema caotico e complesso, influenzato da fattori astronomici, geologici e sì, anche antropici. Pretendere di controllarlo con misure punitive (tasse sul carbonio, divieti) è ingenuo quando non controproducente. L’ambientalismo radicale, invece di proporre soluzioni tecnologiche (nucleare, geo-ingegneria, innovazione), preferisce colpevolizzare il singolo ("non prendere l’aereo"), alimentando solo un senso di superiorità morale. L’ambientalismo ha bisogno di meno urla e più scienza,  Greta e i movimenti affini hanno il merito di aver portato l’ambiente al centro del dibattito, ma il loro approccio è controproducente: Urla invece di analizzare (il tono è sempre apocalittico, mai razionale). Mobilita le masse, ma le indirizza verso soluzioni inefficaci (il greenwashing politico invece che l’innovazione reale). Trasforma l’ecologia in una religione, dove chi dissente è un "negazionista" e chi obbedisce è un "salvatore". Se vogliamo un ambientalismo serio, dobbiamo superare il moralismo e tornare a parlare di scienza, tecnologia e adattamento — non di colpa e redenzione.

mercoledì 6 agosto 2025

Enola Gay

Siamo una specie vivente di bassa qualità. 
Non fatevi ingannare dai discorsi celebrativi che i vari tipi di scimmie pronunciano tra loro senza nessun contradditorio: siamo una specie vivente mal fatta. Però abbiamo un grosso cervello, le sue dimensioni non sono eguagliate da nessun’altra specie su questo pianeta: un grosso e stupido cervello, una macchina che funziona bene, crea e immagina con grande potenza e poi improvvisamente si blocca, decade a livelli infimi e autodistruttivi. Forse il Creatore, se esiste, era distratto oppure si è stancato e ha lasciato lì la su invenzione per dedicarsi ad altro ma l’invenzione purtroppo ha vita autonoma, il Creatore l’ha voluta così con il libero arbitrio. Errore tremendo! 
Vorrei dirvi cari blogger che siete/siamo così, che usiamo internet, che leggiamo la stampa e guardiamo la tv con le sue immagini di guerra e distruzione in Ucraina perché una mattina del 6 giugno del 1944 10.300 giovani ragazzi americani e canadesi si fecero massacrare dalle mitragliatrici tedesche sulle spiagge della Normandia. Le truppe dei compagni russi da est e per via terrestre completarono l’opera verso il nido di vipere chiuso in un bunker a Berlino. Non trovate strano che forze così diverse ideologicamente tra loro si unissero verso un nemico comune? 
Infatti subito dopo aver chiuso la faccenda cominciarono a farsi la guerra tra loro, una guerra “fredda” come un quarto di pollo in gelatina ma molto pesante da digerire. Credetemi siamo una specie vivente venuta male. Adesso magari state pensando di aver di fronte il solito destrorso cretino al servizio di un americanismo radicale: non è affatto vero ma senza l’intervento giapponese a Pearl Harbour nel 41 oggi saremmo il risultato di una Pax tedesca di matrice nazista…e molti di noi non ne avremmo neanche coscienza. Una Europa coperta dall’aquila del Reich e la nostra inutile italietta a scimmiottare Berlino, cosa del resto che ci è sempre piaciuta molto. Ora jeans e rock and roll, nell’altra versione birra e croci uncinate con circa 6 milioni di ebrei sterminati da dimenticare. 
Siamo una specie pericolosa. Da anni ci scandalizziamo per gli orrori bellici, i genocidi, e sperimentazioni chimiche sulle popolazioni inermi…la versione odierna riguarda un certo Putin e il suo proditorio attacco a Kiev. Anche in questo caso siamo scimmie parlanti e riempiamo carta stampata e carta virtuale berciando pro e contro Putin, pro e contro l’invio di armi occidentali agli ucraini (nessuno riflette su quanto guadagnano i fabbricanti occidentali di armi in tale frangente? (Se gli chiudiamo i mercati si chiudono anche le fabbriche!). Mentre ci accapigliamo per l’Ucraina con la consueta facilità e ignoranza storica dimentichiamo il passato prossimo e quello remoto o remotissimo (Curdi, palestinesi, valdesi, coreani, cinesi, tibetani…rivoluzione francese, rivoluzione russa, Jugoslavia degli anni 90 e potrei continuare all’infinito). Solo le nostre rispettive ideologie, anche quelle religiose ci mancherebbe, ci permettono di dimenticare e trovare sempre giustificazioni alte e nobili per massacri orrendi. Solo le nostre ideologie ci permettono di guardare e non vedere, di applaudirci tra noi, di travisare l’intravisabile, di occludere le nostre coscienze e fare bellissimi e memorabili discorsi conditi da valutazioni profonde e analisi strategiche economiche sociali, di destra, di sinistra di centro moderato con la supervisione del potente di zona, dell’alto prelato di turno, del social di riferimento etc etc. 
Infine vien fuori che Putin è un pazzo criminale e noi dobbiamo fermarlo. Noi chi? Putin è veramente un bastardo ma Erdogan? Macron, Draghi? La Cina profuma di mandorli in fiore e libertà? Il mondo islamico è la summa di quanto di meglio ha prodotto l’umanità? Moschee e burqa son da preferire ai conventi di clausura cristiani? Siamo una specie vivente senza dignità. 
Voglio ricordare a voi tutti che 78 anni fa alle 8, 15 gli Stati uniti d'America compirono uno dei più complessi esperimenti scientifici sulla razza umana tentati fino ad allora. Leggete ogni tanto qualche libro please. Il gruppo di scienziati e fisici atomici (molti fuggiti anche dall’Europa a causa delle fregole antisemitiche dello zio Adolf) era ben assortito e preparato: c’eravamo anche noi italiani, Fermi era una star e uno dei principali attori. Era stato lui qualche anno prima a Roma col suo gruppo di ragazzi di via Panisperna a intuire e studiare la scissione dell’atomo e la forza distruttiva che da essa si liberava, tra i ragazzi c’era anche un siciliano atipico (siamo così molto spesso) uno che Fermi definì poi genio assoluto, Un tal Maiorana che nel 1938 lasciò studi e sperimentazioni e se ne andò in pensione per sempre, sparì una notte nella traversata tra Palermo e Napoli, sparì e come direbbe Guccini a culo tutto il resto. La sparizione del maggior fisico teorico del mondo non cambiò nulla delle ricerche tese a produrre e costruire una bellissima arma dall’enorme potere distruttivo che certamente avrebbe cambiato il corso della guerra mondiale. Così tra uno swing, il ritorno dei molti soldati Ryan a casa e un conflitto che si esauriva in Europa tra bombardamenti, sbarchi, partigiani e vari piazzali Loreto Il progetto Manhattan proseguì la sua corsa. Perché invece di guardare Rai 1 non vi leggete qualcosa? 

 https://it.wikipedia.org/wiki/Partecipanti_al_Progetto_Manhattan 

 Le prime prove tecniche sul confetto atomico avvennero nel deserto di Alagomordo nel nuovo Messico il 16 luglio del 1945; fu un bel botto, molto istruttivo ma incompleto. Gli americani erano riusciti a costruirla la bomba ma c’era un altro aspetto molto più interessante e produttivo. Un’atomica era imbattibile su questo non c’era dubbio ma gli studi sugli effetti di una tale esplosione sugli esseri umani? Capite bene che non era cosa da poter studiare in laboratorio, troppo tempo e risultati poco attendibili. L’idea brillante arrivò quasi subito e credetemi non ci fu nessuna remora morale nei dotti scienziati-politici americani, essi fecero l medesima cosa che gli scienziati nazisti facevano nei campi di sterminio verso gli ebrei, lo stesso principio di “studio diretto sugli umani” del dottor Mengele: provare direttamente su un essere umano! Tanto ebrei o giapponesi che importanza poteva avere! Nessuno protestava o bloccava i tedeschi ad Auschwitz, nessuno disse no e bloccò il pilota che premette il pulsante di sgancio quella mattina nel cielo sopra Hiroshima e nessuno lo fece tre giorni dopo il 9 agosto nel cielo sopra Nagasaki. Due magnifici botti, due prototipi di ordigno diversi (uno all’uranio, l’altro al plutonio) circa 200 mila esseri inceneriti in pochi secondi più altre migliaia deceduti nei mesi dopo a causa delle radiazioni. 
Ora voglio dirvi che gli Stati Uniti dichiararono che si decise per il bombardamento atomico col solo scopo di finire subito la guerra e salvare la vita di migliaia di ragazzi americani….in fondo i giapponesi se l’erano cercata anni prima nel 1941 attaccando a tradimento la flotta americana a Pearl Harbor. Non ci si comporta così dai, l’atomica era una giusta vendetta. Non c’è nessun essere umano che possa sentirsi indenne dal pericolo di affermare e quindi intraprendere azioni orribili e senza altro senso che conquistare potere: non c’è ideologia che tenga ma le ideologie purtroppo hanno radici profonde, ancora profondissime e noi cerchiamo scuse, pulizia morale, estraniamento da genocidi di massa perché è colpa di altri e noi non centriamo, noi siamo liberali, democratici, puliti. Siamo la specie vivente più pericolosa e stronza del pianeta.