Suoni

giovedì 29 giugno 2017

La malinconia del fallimento

Dovrei rinunciare alla mia visione delle cose solo perchè è più scomoda e meno “adeguata” ai tempi, perché i miei interrogativi e la mia storia sono scritti altrove? Io arranco quotidianamente dietro le contraddizioni della mia esistenza e del mio scrivere, dietro la solitudine che non è né brutta né bella ma solo una mantide. Una creatura che si nutre di ciò che gli è simile, ma che, per vivere, deve trasformarlo in altro e quest’altro in qualche modo mi sfugge. Ed è così che scrivere assume la stessa ambiguità di una solitudine in cui non si è più se stessi.E questo è proprio il massimo della beffa. Ho la malinconia del fallimento, anche ora in questo momento ma continuerò a cercare: invidio la sicurezza di alcuni di voi, la fede incrollabile. Per me raccontare e raccontarmi è un sentimento delicato. A volte ho paura di sciuparlo.

mercoledì 28 giugno 2017

Un’estate infinita

Guardando fuori da qui verso il golfo aperto della mia città la cosa che mi viene più facile da pensare è un’estate infinita, stile vecchi tempi. Dilatata e sensuale ma lenta, lentissima, piena di me e della mia vita, dei miei segni e dei miei stupidi assiomi. E’ esattamente ciò che voglio, l’unica cosa che comprendo. Non è amore, è l’orgasmo che viene dopo e che nessuno vuole gestire perchè è meno romantico.

Siciliano

Sono siciliano e, devo ammetterlo, ho una cultura grande e solitaria, condivisa col mare che mi abbraccia da ogni lato. Sorrido a certe cose che mi scrivete battendo sul petto della mia porta senza sapere che sono già morto e resuscitato, che sono andato lontano e vi guardo da lì per non confondervi col mio imbarazzo.
Questa doveva essere una risposta a Gingi, invece è un post...o una risposta allungata?

La mia amnesia

Io ho dimenticato una gran quantità di cose e ne ho coscienza, quello che mi è rimasto, ciò che io definisco la mia cultura, non è altro che la summa concentrata di questa amnesia e il desiderio di riappropriarmi delle mie antiche nozioni. Se oltrepasso questo punto, se perdo tale consapevolezza la mia cultura si trasforma in una malattia e in un peso per chiunque mi sta attorno; Il Blog è una parte di me, un’esposizione della mia cultura, delle fibre con cui sono stato costruito, quindi è piena di piacevoli sciocchezze.

martedì 27 giugno 2017

Chi mi ha lasciato

Il mio blog è per tutti, nel senso che è aperto a chiunque voglia leggerlo ma in realtà non è a volte neanche mio ma di un altro Enzo che scrive per ricordarsi di esistere mentre bussano alla sua porta raccontandogli cose che con la sua esistenza non c'entrano nulla. C'è una dimensione a parte ormai tra quello che scrivo e quello che si intravede dietro la scrittura....Molti discorsi sono veramente fuori tema ma forse non è colpa di nessuno. E' estremamente difficile comunicare im nodo consono la propria dimensione intellettuale esattamente così come si forma dentro una persona e lo è altrettanto percepirla e "discuterla" laddove tale discussione abbia un senso che vada al di là di un affermazione di esistenza. Niente di ciò attiene al blog normalmente inteso, si avvicina semmai ad un'esperienza da diario cartaceo o addirittura da libro; nessuna di esse vuole sostituirsi nel mio caso a questo blog, qui ed ora. Ho subito un lutto gravissimo e profondo ma chi mi ha lasciato possedeva con naturalezza la misura e la simpatia, nel senso greco della parola, del comunicare e scriverne.Io appartengo ad una generazione più nevrotica e conflittuale che ha mantenuto il fuoco e i suoi effetti devastanti senza avere in cantina buona legna da ardere. Ma non mi rassegno.

Due modi

Ci sono due modi di pubblicare. Uno prevede una moderazione totale, non solo creativa, legata ad una pienezza di sè assoluta di cui l’altra piccola moderazione è solo un’appendice, anche funzionale, costruita su interlocutori selezionati ad arte. L’altro modo prevede invece il rischio di aprire e comunicare veramente, regalarsi e vedere spesso metabolizzato il proprio pensiero in qualcosa di molto diverso dalla sua origine.