lunedì 30 marzo 2020

UN UOMO

Un uomo è quello che ha amato: scrive di arte, politica, natura, musica e motori ma in verità scrive sempre e solo della stessa identica cosa: dell’altra metà del cielo. E, mentre scrive e descrive, quell’altra parte si fa beffe di lui e si allontana in un crudele gioco di Tantalo.

Fine della corrente, il senso è tornato a passeggiare dove i commenti non lo possono agguantare e le parole restano vuote. La sensazione di fine corsa non si spiega, si sente; eppure c’è qualcosa dentro le mie righe che secondo me non è stato letto. Qualcosa che in mancanza di lettura e comprensione ( che non è assuefazione e adeguamento ma solo COMPRENSIONE) illanguidisce scioccamente dentro. Leggo i vostri testi per esempio e la prima volta non è mai come la seconda o la terza o come quando ci arrivo partendo da lontano…da testi vostri apparentemente distanti secoli. Evidentemente c’è altro, c’è un senso profondo che sfugge al primo incontro, che sta sotto o sopra. Il mio nulla da dire è il reale concreto, la sensazione di una stagione che appare finita a tutti persino a me, ma non basta. E’ finito così il guscio, la tenerezza antica, il sorriso restato a metà, persino il desiderio di scriverlo meglio urge ancora e se ne frega del virtuale e di molte altre cose ancora.

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venerdì 27 marzo 2020

L'ASSASSINO SILENZIOSO



L’amore che si presenta alle spalle
di notte è un assassino silenzioso.
Scivolo tra le sue braccia
per sfuggire al mio destino.
Dibattersi, negare
cambiare il suo disegno con una poesia
bilanciare con i miei frammenti
il suo sorriso finale è l’ultima sciocchezza
di quest’uomo.
Stanotte non finirà così
Per molto tempo ancora
tralascerò quella virgola che fa da confine
tra la vita e i giorni vuoti.
E voltandomi ti bacerò come tu non hai mai provato
Mi ucciderai certo ma non sarà invano
ti accoglierò da solo
stanotte.
Come sempre sono stato
e ti guiderò la mano
e per un lunghissimo attimo
capirai.
Dopo sarà troppo tardi
Troppo facile
troppo rapido e lontano

Devo essere sincero “stanotte” piace anche a me: l’ho scritta di getto come se fosse già presente dentro la mia mente e non aspettasse altro che uscire. Era notte alta e dovevo liberare il cuore da un peso decennale e crudele, non serviva altro che scrivere e farlo con dedizione sincera. Dopo, un minuto solo dopo è trascorso un intervallo infinito: esso ha annullato qualunque malinconia, qualunque ridicolo pietismo.Io sono asciutto dentro quelle righe, non c’è nient’altro che la coscienza lucida di sè. Nessun rimpianto, la vita soltanto e l’amore o l’idea di esso, il profumo che chiunque lo abbia provato non dimenticherà perchè è una necessità senza do utdes, senza formalismi, senza età…solo io e quell’idea viva e terribile.

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martedì 24 marzo 2020

LA STANZA SEGRETA

Un guscio vuoto; una cornice di un quadro che non c’è… ma potrebbe esserci. Quando scrivo e penso di pubblicare qualcosa, durante e dopo arrivano altre idee, lievi…forse timide. Non c’è posto per loro eppure vengono da lontano. Io credo che siano le vostre, le nostre; quelle non scritte perché non conformi o non corrette oppure troppo trasgressive o frettolose. Questo spazio è da riempire per opporsi al vuoto che avanza, per credere e infine per poter continuare a pensare che una carezza può ancora cambiare il mondo. Sono poche le cose che non faccio quasi mai perché mi stravolgono l’animo al di là d’ogni possibile descrizione. Non è paura, è assoluto rispetto per l’emozione che risiede ai piani alti del mio essere: non voglio che il suo sapore venga in alcun modo disperso. Questa che leggete è una delle tre stanze segrete che apro solo in occasioni particolari. Io credo che non siamo solo quel che mostriamo di noi, che la parte più aerea e leggera di noi è quella che ci fa incontrare. Non la morte, nelle cui mani dobbiamo affidare i nostri corpi, ma la vita e il sublime ci salveranno. L’idea che saremo comunque per l’emozioni che abbiamo vissuto e la musica che abbiamo attraversato. L’assoluto, l’assoluta bellezza che è morte delle nostre miserie e vetta altissima dei nostri giorni, mano aperta a carpire il segreto dell’anima del mondo. Sarà infine la bellezza a redimere la casualità per la quale siamo esistiti…la bellezza senza nessun’altra specificazione. Quella che sveleremo alla fine.

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martedì 17 marzo 2020

Pandemie

Il Covid 19 ci ha regalato un’enorme dilatazione del tempo, ci ha privato di molte libertà ( presunte, utili, imprescindibili?), ci ha sbattuto in faccia gran parte delle nostre stupidità sociali, esistenziali…economiche. In questo grande spazio vuoto da riempire io sto risistemando tutti i miei blog, Così anche questo blog è di nuovo presente qui con il suo archivio di articoli in versione piena e originale. Avrei molte cose da dire, molte le vorrei spiegare ma non non ce la faccio più, confido nella vostra intelligenza e misura, sarà quella a farvi capire il senso, l’evoluzione della mia scrittura. Sono convinto che in realtà io non abbia scritto che due o tre post in tutto, lunghissimi e aggrovigliati tra loro…e che poi li abbia sciolti in mille fili sulle varie pagine. Fa’ conto di vedermi seduto al Pc in una stanza silenziosa mentre guardo titubante le molte cose che ho posto qui davanti a me sul tavolo. La tentazione, la solita, è sempre quella di farne un grosso pacco e inviartelo così com’è, che sia poi tu a sbrogliare la matassa. In fondo io la mia parte l’ho già fatta scrivendo il blog.

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venerdì 28 febbraio 2020

Opinioni

Questo non è un blog d’opinione, che significato ha questo termine?

IO HO UN’OPINIONE, l’ho su molte cose ma non faccio opinione! Non pretendo di farla, me la studio, la vivo e la analizzo. Non la vendo ma la difendo aprioristicamente se essa viene attaccata gratuitamente, l’ideologia di altri non può valere più della mia per partito preso. 
Avere una opinione, scriverla in rete significa nella gran parte dei casi suicidarsi per contatti e audience; nei blog decenti da un punto di vista letterario l’opinione è UNICA, una dittatura del pensiero che nasce da molto lontano, dalla fine del secondo conflitto mondiale e dalla egemonia ideologica della sinistra che pretese di fondare questo straccio di Repubblica delle banane su una guerra civile. Ma io per fortuna ho superato da tempo l’imbarazzo di dover piacere per forza a qualcuno, di dover cinquettare su testi e concetti falsi e vuoti. 
Guardatevi attorno…prati immensi pieni di margheritine da cogliere per farne deliziosi mazzi come cadeux alla blogger o al blogger di turno – ma sei bravissimo, quanta poesia… l’umanità dolente, i buoni di qua i cattivi di là, l’elite intellettuale, il nuovo mondo, il nuovo sesso, le donne sempre una spanna più su, i clandestini uber alles, il mondo arabo e gli schifosi occidentali– Un vortice di colori stupendi e voi/noi lì dentro a gorgheggiare l’unico canto che non ci lasci isolati! Alcuni dei prossimi post sono dedicati alle mie opinioni così a scanso di equivoci chi legge sa con chi ha a che fare. E’ utile, onesto, per certi versi proficuo ( se ci si confronta con teste pensanti) e soprattutto liberatorio. Da quando scrivo in rete ho contatti speciali con blogger che ritengo abbiano opinioni molto diverse dalle mie se non contrastanti; ho ben capito che esprimere con chiarezza le proprie idee in aperto contrasto con quelle di tendenza nell’ambiente frequentato ti espone a un isolamento mediatico potente e progressivo. 
Devo francamente confessare due cose: la prima è che chi è in asse con le mie opinioni mediaticamente e culturalmente è spesso una nullità mentre dalla riva opposta ci sono fior di esecutori. La seconda è che non mi importa dell’isolamento io non faccio compravendita di contatti e non sono disponibile a compromessi a qualunque costo. Io sono un uomo libero sarà questo che vi disturba.

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venerdì 14 febbraio 2020

Speciale

La notte era speciale
Stanotte mi sei passata accanto.
Trascendi ogni mio controllo, mi dicevo,
posandoti le labbra sui lobi ancora umidi di pioggia.
Portare piano i capelli dietro le orecchie,
far scorrere il tuo fiato sul mio collo,
la violenza di quello che non dici;
tutta la notte ad aspettare
un saluto
a pensare che è tardi ora per pensare
per pensarti
per amarti persino.
Stanotte mi sei passata accanto.
Pioveva. E tu eri lì.

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domenica 12 gennaio 2020

Un Italiano siciliano

Qualche tempo fa, poco prima di chiudere definitivamente Il mio vecchio e amatissimo Omologazione non richiesta, avevo affermato con convinzione di voler scrivere d'ora in poi solo di ciò che, immodestamente, ritenevo conoscere bene: mi ero riproposto insomma di centrare cuore e intelletto sulla mia terra, la Sicilia.
Avevo alle spalle un esercito di convinzioni ( non solo mie) radicate nella cultura di questa nazione e fuori di essa che l'Isola fosse un luogo privilegiato per tutto quello che riguardasse arte e spiritualità umana. L'esperienza di Blog di questi ultimi anni mi ha fatto duramente scontrare con una realtà ben diversa: avevo da sempre sentito alcune forti remore a considerare i siciliani e la loro terra come parte integrante a buon diritto del corpo sano di questa nazione. Erano miasmi più o meno forti che a seconda dei casi si rendevano evidenti in certi contesti politico-sociali. Poi si diradavano e sembrava che il concetto più alto e nobile di un Italia e di un Sud eguali nelle prospettive civiche e intellettuali avesse il sopravvento. Ma mi sbagliavo! Anzi continuo a sbagliarmi: la gran parte degli Italiani che vivono sopra la linea gotica continua ad immaginare e pensare ad una Sicilia inutile, arcaica, sottosviluppata in tutti i sensi, una sorta di palla al piede senza speranza. In genere non manifesto mai un orgoglio smaccato per il mio essere siciliano: lo considero un atteggiamento provinciale e ridicolo. 
Ho sempre creduto che tra persone di un certo livello le istanze di uguaglianza e di "primi inter pares" non dovessero neanche essere accennate. Anche in questo evidentemente mi sbagliavo e sinceramente, al punto in cui sono, non mi interessa più nemmeno analizzare il perchè e il percome di questo imbarazzante dato di fatto: la Sicilia è fuori da tutto ciò che è Europa, progresso sociale ed economico, essa è esattamente al punto zero del 1860. Ferma ad un disperato bisogno di strutture, denaro e prospettive lavorative: un carro fatiscente e grottesco trainato da un nord sempre più stanco di averci a che fare.
Basterebbe pensare ai mesi da poco trascorsi che ci dividono da quell'anno in cui tutti avremmo dovuto guardarci in faccia a centocinquantanni dall'unità nazionale. Tutti ipocriti nelle alte sfere, tutti fondamentalmente assenti ai piani più bassi della Repubblica; di fatto tutti praticamente assenti da un concetto di unità più ampio e storicamente dignitoso, tutti rivolti verso il proprio microambiente sociale, culturale ed economico al di fuori del quale sembra impossibile provare battiti di sincera condivisione. Proverò a raccontarvi di tanto in tanto perchè ho deciso se non di ribaltare ( ce ne sarebbero le premesse) almeno di affermare con acceso e aggressivo orgoglio perchè mi sento onorato e fortunato ad esser nato al di là dello Stretto. A SUD DEL SUD

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domenica 5 gennaio 2020

GIORNI TERRIBILI

Ho detto addio a molte cose negli ultimi 20 anni: scioccamente sono rimasto in attesa di un nuovo che le sostituisse.
Vestito a festa, lustrato da capo a piedi, fidando nel mio intuito e nella buona volontà comune. Sto dando l’addio ad altre cose ancora, il sogno interiore dal quale erano nate lo conservo dentro di me come lo stampo intellettuale che comunque ho vissuto.
Ma l’addio rimane, inequivocabile.
Sono giorni terribili, passeranno dopo aver schiantato un certo numero di vite; chi resterà potrà dimenticare (è sempre un buon sistema) o imbastire un’illusione più articolata e duratura.
Scrivere su un blog ha le sue stagioni come la vita. Vi sono momenti che nascono e crescono in modo estraneo a quello che mostri di te in pubblico: sono vite diverse e parallele, righe che non hai scritto perchè non sapevi, non immaginavi, non riflettevi. Però sono lì davanti a te e ti osservano, forse ridono di te e attendono il tuo ennesimo tracollo.

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lunedì 11 marzo 2019

S. Giovanni li Cuti


La città preme e assedia con arroganza questo
piccolo porticciolo: è un tipo di violenza molto diffuso qui come in altre città dell'isola, alla fine ci fai l’abitudine. Lottare continuamente perché ciò non avvenga diventa un lavorio crudele, qualcosa che può privarti anch’esso di un rapporto normale col tuo ambiente. Un giro vizioso: i miei conterranei si strappano le vesti quando la vita li porta lontano ma coloro che invece ci abitano, o essi stessi quando tornano, fanno di tutto per distruggere, lordare, sfigurare i luoghi rimpianti sino a poche ore prima. E' un'attività nella quale, seppur con meriti e attitudini diverse, quasi tutti si cimentano. Il colpo di grazia in genere è sferrato dal politico di turno e dai suoi accoliti: sono essi ad averci regalato negli ultimi 50 anni lo sfacelo che ci circonda, il barocco sfondato o il liberty stuprato, una carneficina diffusa e sanguinosa. Però ogni tanto un miracolo lascia in vita qualche posto come questo, un'oasi sempre troppo piccola e mortificata rispetto al cancro che sta cercando di divorare ogni cosa.
A S. Giovanni li Cuti le case riescono ancora a ridere con i tre o quattro colori che hanno a disposizione : il grigio sfumato, il giallo pallido, il rosa diluito e il bianco. La piazzetta che guarda il mare ha nel centro il suo albero d'ordinanza e, in un angolo, la fontanella in pietra lavica lavora onestamente per assolvere il suo compito naturale: sprecare l'acqua preziosa sul selciato. Il mare s'insinua dentro una darsena grande come un bicchiere e accarezza le pietre lisce e nere dell'arenile. Le luci ormai sono accese, ma discrete, io guardo in basso verso l'acqua scura e oleosa che scivola lenta sulle barche allineate come muli attaccati ad una stessa lunga corda.
Finalmente c'è la calma necessaria per lavarsi le mani, il risultato non è perfetto, ma posso accontentarmi, questa sera mi presenterà ben altri esami da superare. Passa qualche coppietta, mi guardano tutti con stupore e fastidio: cosa ci fa un tizio solo in un posto come questo? Eravamo venuti per stropicciarci un po' a comodo nostro e adesso 'sto cretino ha rovinato tutto ! Sono assolutamente certo che è questo ciò che stanno pensando. Non me ne frega niente, cerchino altre alcove, altri lidi, altre vite da consumare, io non cederò il nido a questi sparvieri da strapazzo, non stanotte.
C'è un silenzio corposo solcato di tanto in tanto dal ronzio delle auto che passano veloci a cento metri da qui sul lungomare. Mi siedo con le gambe penzoloni sulla massicciata di cemento che fa da banchina, e sono finalmente solo. Ho cambiato spesso i luoghi dove vivere, ho provato a diventare cittadino del mondo, di questa piccola parte di mondo che mi è toccata in sorte, ma non sono un uomo adatto per tutte le stagioni. E' stata una forzatura: appartengo ad una sola città, anzi ad una parte di essa e le stagioni, una volta passate, si possono ricordare senza impegno eccessivo non rivivere. Negli ultimi trent'anni ho danzato spesso con dei sosia, facsimili del sesso, della parola, del pensiero e non l'ho gradito; danzavo con le lacrime agli occhi perché la musica mi è sempre piaciuta, perché se stai fermo sparisci, se non ti metti in gioco non godi, se non provi non conosci. Maledizione, sembra tutto così ovvio: ma io sapevo di aver a che fare con surrogati, lo capivo quasi subito e…ci provavo lo stesso. Faccio parte di una generazione d'imbecilli cresciuta a pane e autocritica, gente che, a forza di cercare dove ha sbagliato, è riuscita a liberare tutti gli spazi per coloro che mai hanno avuto uno scrupolo e mai ne avranno. Lo ha detto fino all'ultimo un vecchio e allampanato giovanotto milanese: la mia generazione ha perso. E' vero Gaber, prendiamone atto, potremo anche riderci sopra, cambiare registro ma non cancellare la malinconia di una sconfitta annunciata. Se alzo la testa verso il cielo di fine estate non vedo stelle, troppe luci artificiali, troppe distrazioni. Ho un disperato bisogno d'onestà intellettuale perché l'ho sempre saputo o perlomeno percepito che, assieme a questa vita cruda, reale, con i suoi contorni netti e indiscutibili, c'è un'altra esistenza. Una vita diversa, trasversale, che emerge all'improvviso dentro i miei giorni per poi immergersi nuovamente nell'indefinito, nel probabile mai sicuro. Una sospensione capace d'assumere qualsiasi forma, in qualsiasi momento oppure non assumerla mai. Per me non è mai stato difficile galleggiare in questa nebulosa e nemmeno doloroso ; è vero semmai il contrario. Nella vita normale, quotidiana, sbaglio sempre e soffro senza voluttà nell'altra invece…che sogni, che gioie, che visioni.
Un leggero brusio, un parlottare trattenuto, un'altra coppia che s'allontana e di me non saprà mai nulla. Non provo nessun dolore, mi difendo così dai molti distacchi e dal nomadismo della mia vita; ho sempre abitato in grandi città troppo diverse fra loro, mi sono accomodato spesso anche in piccoli paesi, mondi fini a se stessi, autosufficienti e orgogliosi. Nessuna cosa al mondo può unire Varese a Castelvetrano, Milano a Palermo, Paceco a Catania, Alessandria a Siracusa, la pianura padana e Capo Isola delle Correnti, Firenze e Grammichele, ma io li ho attraversati tutti e tutti mi son rimasti addosso. -Sei fortunato! Io della vita non ho visto quasi nulla.- Anna lo dice spesso: rassegnazione? Invidia? -Vi lamentate perché avete troppo, u Signori duna biscotta a cu' nun avi denti.- 
Poi, in genere, si gira e mi lascia con la sensazione di una cosa a metà…e se avesse ragione lei? Viaggi, traslochi, cambiamenti, addii, sono stanco di distacchi; ho avuto troppo o troppo poco e la rabbia allucinata di un'ora fa sta montando di nuovo, però adesso non so dove andare, tutto esaurito dal centro urbano agli eremi silenziosi ma qui non resto. Prendo la macchina e lascio campo libero.... carusi ripigghiativi i cuti, io scinnu chiù sutta.
Un altro spostamento e questa volta per scelta precisa o, meglio, per un assoluto bisogno mentale. Guiderò per una settantina di chilometri, devo raggiungere un altro mare:so esattamente cosa è successo, la mia mente si è messa in cammino in modo autonomo: io la conosco bene, si fermerà da sola per sfinimento e finalmente mi lascerà dormire; ma adesso galoppa veloce verso sud, verso Ortigia, verso un angolo preciso di strada, in direzione d'antiche stagioni mai dimenticate

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venerdì 8 marzo 2019

DUE LETTERE SPECIALI

A SE il Principe Tomasi di Lampedusa, presso “Il Gattopardo” 
Scrivo a te per primo perchè sei stato il primo e un inizio è sempre indelebile. Stavi sul secondo ripiano della libreria, un po’ nascosto, probabilmente invisibile per lo sfarzo e il “volume” degli altri vicini. Ricordo bene la copertina verde con le incisione dorate dei “canti” di D’Annunzio e le edizioni in carta patinata dei classici di Leopardi, Pirandello, Svevo… fu scorrendo le dita sui loro dorsi sporgenti che ti vidi la prima volta. Un amore non nasce mai per caso, ci vuole l’atmosfera di un giorno d’estate silenzioso e raccolto, la visita a casa del Barone Pottino la sera precedente e l’aver ascoltato, con finta indifferenza, i discorsi che fluivano tra un caffè e un gelato alla mandorla; serve il talamo su cui consumare un rapporto che preme alla porta della tua vita mentale. Ti ho letto che ero troppo giovane e tu ti approfittasti di me. Celando il tuo vasto orizzonte dentro un’edizione economica della Feltrinelli, con quel disegno raffazzonato del Gattopardo sulla copertina mi ingannasti ed io annegai in una lettura sensuale e totale. Fosti il primo libro che carezzai lungamente e portai con me, nascostamente, nei luoghi che normalmente frequentavo, in una tasca o nel borsello. Mi facevi compagnia ed era una sensazione sconosciuta fino ad allora: pagine come un interlocutore, come un’amante da ritrovare e scoprire ogni volta. Mi accompagnasti nel mondo della lettura adulta, quella fatta di continui addii e ritrovamenti, di certezze eterne nascoste dentro l’animo. Una grande lezione di sintassi non solo letteraria; la sensazione del “capolavoro” l’ebbi subito senza riuscire però ad esprimerla in alcun modo. E fu probabilmente questo stimolo continuo ed inespresso a farmi fornicare con caparbietà fra le pieghe della tua pelle di carta; ti ho amato dal primo momento, ti ho desiderato sempre, non ho ancora finito di leggerti. Temo che la conclusione della lettura possa in qualche strano modo coincidere con “quell’altra” conclusione che nell’ottavo capitolo si erge sublime e definitiva come solo un grande amore può fare. Ti abbraccio fino al nostro prossimo incontro.

To Mister Stephen King, co “Hearts in Atlantis” 
D’accordo lo ammetto: ti ho snobbato per lungo tempo, inutile ritornare sull’argomento in modo polemico. Delle storie “horror” e di quelle a metà strada fra il soprannaturale e il metafisico con effetti speciali ne ho fatto sempre volentieri a meno. Mi hai fregato, e c’è un motivo profondo. Sei una meretrice, anzi una puttana e mi hai fottuto; e ti dirò che sono contento che tu lo abbia fatto. Ho trascorso tutta la mia maturità a sfuggire dalla mia inquieta giovinezza, e tu lo sapevi. Non dico che mi nascondessi, solo non sapevo dove metterti e questo era un problema serio, sono troppo ingombrante anche per me stesso e tu hai aspettato. Quando finalmente ti ho riaperto la porta mi è mancato il fiato. Sai cosa sei stato? Userò le parole di un grandissimo scrittore italiano baby, quelle che non si possono tradurre perché la musica cambierebbe baby. Sei stato “l’amore che strappa i capelli dal viso” ( F.DeAndrè), l’adrenalina tornata a scorrere. Lo sapevi maledetto e hai messo su il disco che conosciamo entrambi, a hard rain’s a gonna fall e appresso a quello si sono aperte le gabbie della memoria e niente era cambiato…nemmeno la rabbia e il sangue, l’amore, l’orgasmo e la timidezza. Io sono tornato là dentro con quegli anni a cantarmi una musica mai dimenticata. Ti ho snobbato, lo ripeto e tu mi hai sbattuto in faccia che “in fondo sono solo informazioni” e che “se mi fossi comportato bene avrei avuto anche il dolce”. Dammi pace baby, ho posato la testa sul tuo grembo e non ho più voglia di andare da nessuna parte, lascia che la musica prosegua oltre e lascia aperte le pagine. Le sfoglieremo ancora perchè “Alle volte un po’ di magia sopravvive”, osservò lui. “Non saprei metterla diversamente. Io credo che siamo venuti perché sentiamo ancora alcune delle voci giuste. Tu le senti? Le voci?” “Qualche volta”, ammise lei quasi malvolentieri. “ Qualche volta sì” –

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mercoledì 6 marzo 2019

Postmoderno

Un po’ vi odio, soprattutto quando andate molto vicino alla verità: un po’ vi vedo quando scuotete la testa o dite ci è o ci fa? Però dovete capire che questo blog è già quasi interamente scritto e c’è un motivo, anzi forse più di uno. Io sono fuori per adesso, ma ho trascorso la mia vita dentro e fuori due o più dimensioni parallele: non sono riuscito a far coincidere il Dott. Riccobono medico dentista, divorziato da circa 20 anni, libero professionista in Catania con gli altri me.
Per esempio con Vincenzo pelo rosso del movimento studentesco di Milano del 1970, con Enzo occhi chiari di Tiziana, con lo stesso di Ornella , con Enzomio di Giusy davanti al mare di Trapani, con Vicè di Radio Elle Palermo 100, 1 mGhz di frequenza stereofonica notturno sopra la città del 1978. Non ci sono riuscito nemmeno con gli altri belli esemplari di omo minchionis postmoderno come Enzo facciamo l’amore subito qui dietro villa Bellini del 1980 dentro questa cinquecento e il tenente d’artiglieria a Modena del 1981 ( si metta sull’attenti quando legge!).
Qualche volta ci ho provato, qualcosa o qualcuno mi ha illuso di esserci riuscito.. Papà mi registri un pò di quella vecchia musica che ascoltavi quando eri giovane?… sto per arrivare Enzo, ti amo… lei è un uomo in conflittualità permanente, accetti questo 24 o è peggio per lei… Collega Riccobono non penserà davvero che queste sue teorie sull’ordine dei medici siano accettabili?… sei in ritardo di 15 giorni sugli alimenti Enzo! La sensazione che ho da qualche anno è di essermi fatto stuprare, di aver permesso l’attraversamento libero e di averlo condiviso ignorandone l’effetto finale. Certo ci sarà pure un modo di sistemare prima o poi tutto questo materiale sullo scaffale: il blog che ogni tanto sfogliate serve anche in tal senso…o no? Il Blog, tutti i miei blog, sono una parte della mia vita, quella che sono riuscito a scrivere perchè scrivo da sempre, sui quaderni con copertina nera degli anni 50 delle mie elementari ( quaderni che mia madre, la mia incredibile e amatissima madre conserva ancora) o sulle agendine da novello Heminguay degli anni che sono seguiti. Francamente credo che il cammino sia segnato e in fondo non mi dispiace, scrivo e mi incazzo mille volte al giorno, ho un nodo qui dentro che si scioglie solo così compulsivamente per un breve istante davanti alla fila ordinata di questi segni neri su fondo bianco.
Il blog lo ripeto è già scritto, lo è stato da sempre, WordPress o Blogspot sono stati solo l’occasione, il mezzo per travasarci dentro tutta la parte di me che ci entrava, era scontato che tracimasse e rompesse i cabbasisi ai vicini…non sono un rompicoglioni, sono curioso e purtroppo so leggere e scrivere e lo sanno fare tutti gli altri me stesso che mi accompagnano. Non sono nemmeno così misurato e classico come faccio credere ( un po’ mi diverto) però non posso sfuggire nèalla mia educazione familiare e sentimentale nè alle mie esperienze: ci provo talvolta ad accomodarmi in salotto ( sono bravissimo anche in jeans e t-shirt) ma poi mi chiamano dalle altre stanze… Enzo che minchia stai dicendo? Enzo non so che fare di te… Cinzia sei per sempre… figli miei non ho una lira quindi stasera panini al lungomare… Dottore lei non è di qua vero? Si sono di qua e di là… mi accorci le maniche di questo smoking e faccia in fretta… Riccobono il suo tema è da 10 ma poichè non sono uso dare il massimo… Immaginazione al potere… Compagni del movimento siete fascisti! 
Voglio chiudere il cammino qui nella mia isola e davanti al mare: mi pare bellissimo. Prima chiuderò questo blog ma solo quando le parole saranno esurite, nella speranza che risuonino ancora a lungo nella testa di qualche giovane blogger che nulla sa di me e delle mie sciocchezze (rido a pensarci). Certo se in rete dopo qualche anno i blog fermi vengono cancellati…per favore copiatemi tutto come un incunabolo del trecento e ripostatemi altrove. Anche senza citarmi che tanto vengo fuori lo stesso. Anche con malizia. Anche con affetto se ne avete. Tanto prima o poi scriverò altrove mi hanno detto.

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martedì 5 marzo 2019

BENIGNI L’ANIMA LA CULTURA E LO SPIELBERG

Benigni è un guitto di spessore perché possiede una misura furba istintiva che esula dalle accademie e dai circoli culturali nobili e affermati. Lui dà sempre l’impressione di essere passato per caso, di venire dalla strada e che sta per tornarci da un momento all’altro. E’ capace di dire cose alte e sorprendenti all’interno di un contesto mediocre e lacunoso: asserire e smentire contemporaneamente, blandire e urtare allo stesso tempo sempre con un sorriso che pare debba funzionare come un viatico ad una perenne assoluzione. Benigni ci ha ricordato una cosa cui nessuno ormai fa più caso, noi siamo una nazione in cui la cultura è nata prima ancora della nazione, e la cultura quella vera, avvicina e non divide, la cultura è un faro nella notte delle ideologie parziali, un patrimonio da difendere e da offrire a chi vuole conoscerlo. Non ha detto che dobbiamo “svenderci” al primo offerente, ha riaffermato invece la necessità di un risveglio dalla notte delle mediocrità spacciate per assiomi universali, il bisogno di vivere i sogni nella realtà se di essa si vuole essere partecipi. Mi domando cosa si può affermare di più nobile nell’anniversario di una difficile unità come quella italiana. Se non si ha anima, se non si vuole vedere al di là dei propri confini regionali, se si preferisce sempre e comunque affidare il proprio destino intellettuale ad ideologie che parlano un dialetto che rinuncia a diventare lingua, in questo caso non tanto baracconi evidenti come Benigni o Sanremo diventano stucchevoli ma noi come insieme che fingiamo un abbraccio che diventerà mortale, e ci lascerà soli chi al di qua chi al di là di uno stretto. Fuori da questa prospettiva sentimentale non c’è, a mio parere, il federalismo, di cui molti parlano e pochi conoscono la vera identità, c’è la secessione , il ritorno a prima dei Mille. In quel contesto io torno ad essere un cittadino del Regno delle due Sicilie e la maggior parte dei commentatori di questo post i nuovi abitanti di una nazione totalmente nuova; la Padania. Preferisco gridare “Viva l’Italia” signori. Se non lo diciamo noi gli Spielberg d’Europa sono pronti a rientrare in funzione.

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lunedì 4 marzo 2019

La mia logica

Non è esclusivamente virtuale la mia logica qui.
Quando visito un blog io guardo tutto, ogni cosa: certo i testi, ma anche la grafica in generale, la scelta delle immagini o la loro assenza, i colori... Io osservo da anni ormai anche le frequentazioni di quel particolare blog!
Se ti commento cerco di farlo in modo pulito e se nulla ho da dire nulla dico. Se leggo un commento in genere vado a vedere la pagina dell'autore del commento.
Se mi vedo aggredito su una pagina e ritengo che il mio scritto (UNICA COSA CHE CONTI ED È VISIBILE) non abbia nessuna caratteristica da potersi ritenere offensiva, io mi incazzo davvero. Un'altra cosa: io non pretendo di essere difeso dai commentatori di questo particolare blog non ne ho bisogno, però mi aspetto che almeno si prendano le misure, ci si guardi in giro! È una questione di educazione basilare. Invece sul blog di Sabina k avviene una cosa stranissima, io vengo ridicolizzato, offeso nel silenzio generale dei presenti, in certi casi qualcuno ci mette del proprio calcando la mano sul blogger già sbertucciato (Iacoponi) e nessuno fa una piega!
È come se tu assistessi ad uno stupro e ti voltassi da un'altra parte!
Non faccio parte di questa blogosfera e zitto non ci sto.



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sabato 2 marzo 2019

PRESENTAZIONE

Non è di alcuna utilità fingere una positività che non mi appartiene da tempo immemorabile o addirittura scriverne: non si deve mai scrivere prostituendosi alla necessità sociale del momento. Così mi rendo conto ogni giorno di più di quanto sia “naturale” e triste questa mia reiterata abitudine sintattica e concettuale, quanto sia limitante ma ineludibile il mio modo di scrivere…o riscrivere. Le pagine sono moltissime e variamente addobbate ma il blog è UNICO! 
Ancora vi dirò che non riesco più a leggere la blogosfera con la serenità necessaria, fondamentalmente ne provo spesso fastidio; in certi casi carezzo in segreto le pagine dei miei amici di sempre e non riesco a capire il senso dei loro contatti in rete; mi sembra contraddittorio, forzato, una concessione alla umana necessità di piacere e di farsi blandire ogni tanto. In questa incomprensione si trova tutta la mia distanza incolmabile fra il desiderio palese di continuare in modo nuovo e decente e la obiettiva incapacità di farlo il blogger. A mio parere abbiamo già detto tutto , quelli come me possono al massimo ripetersi, passando dal ridicolo all’agiografico o dallo storico appassionato all’incisivo sintetico (vedi twitter); in pratica abbiamo fregato le nuove leve della blogosfera e l’unica cosa che possiamo fare è sparire per dar loro l’illusione che ci sia veramente aria nuova in giro. 
IL BLOG continuerà la sua strada pacatamente… oddio talvolta il deficiente di turno riesce a darle una piacevole scossa di gossip virtuale, riesce persino a farmi incazzare come ai vecchi tempi. Ma dura poco, Mozart riprende tutto il suo spazio e io lo ascolto in silenzio scrivendo righe che nessuno di voi leggerà mai. Di tutto il materiale che negli anni avete trovato in rete sto ricavando alcuni blog con relativa dote di immagini ma posso sistemarli solo in “privato”: ciò significa che li leggerete (ma poi mi domando veramente a chi può interessare farlo) solo quando saranno finiti, in pratica saranno blog completi dall’inizio alla fine e la dinamica progressiva in fieri di cui tanto andiamo orgogliosi sarà andata a quel paese! Non voglio essere distratto dal chiacchiericcio un po’ vacuo che ci fa interpreti di questo ambiente virtuale: IL CARTACEO sto provando a farlo diventare realtà, il copyright dei miei testi è adesso così evidente per tale motivo, siete avvisati dunque.
In ogni caso il mio modo di essere nella sostanza non può cambiare, non a questa età e non con stimoli ordinari: il blog scritto da me riflette perfettamente e in toto me stesso. Altrimenti scompare che è poi il giusto destino del virtuale in senso lato: l’ho detto tempo fa, il virtuale non ci sopravviverà, il cartaceo in qualche caso sì, della memoria siamo gli unici custodi personali ed essa va dove solo noi possiamo coglierne il vero frutto. Quello non potrà mai diventare un post. Vi voglio bene almeno quanto non vi sopporti: la storia della mia vita è tutta lì. Non esiste via di mezzo tra un vero blog e un suo succedaneo morto senza relazioni e senza commenti; per rimanere vivo devo uscire dal guscio, aprirmi e aprire. Espormi e dovermi spesso ricredere sull’effettiva possibilità di comunicare. Il desiderio di vedere e conoscere le mille vite pulsanti dietro ogni nome si porta appresso anche l’accidia di restare deluso: è un rapporto di amore – odio.

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venerdì 1 marzo 2019

Subito

Sta accadendo di nuovo, lo sento con assoluta certezza: quindi devo scriverne, ora, subito, prima che il senso diventato carnale svanisca e ritorni a viaggiare su sentieri nascosti e non esprimibili a parole. Ho scelto un certo numero di blogger da seguire: evidentemente ciò che avete scritto è andato al di là di alcuni vostri propositi. Ha smosso le leve giuste e mi ha portato su un’altra collina, davanti ad un’altra prospettiva di me stesso. Vorrei molto da chi mi legge, moltissimo:lo ammetto io vorrei più di quello che merita ciò che scrivo, vorrei che la comunicazione fosse tale e quindi perfetta. Tu me la daresti adesso mentre posi gli occhi su questi segni neri; io credo che sia così e mi allontano per un altro intervallo da quell’altra signora che invia ogni tanto un conto spese esistenziali.

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