martedì 12 dicembre 2017

la lampadina

Ogni tanto mi esplode in testa un pensiero pensieroso, di quelli intelligenti davvero…passano 2 minuti vado al pc e non è più lo stesso. Porcaccia miseria, la luce se n’è andata, il guizzo deciso e unico ha traslocato da un altro blogger. Non negatelo, lo vedo benissimo dov’è andato. Ma si può mettere il copyright all’ideazione? Se sono occupato in altre faccende le cose che scrivo diventano essenziali. Non ho tempo di renderle meno sceme, posso solo trasferirle sullo schermo. Ogni tanto la luce della lampadina del genio resta accesa il tempo sufficiente a nobilitare il post ed io grido, accuso, sono sgrammaticato e cadendo ( perchè casco giù lo so) faccio un gran casino. Quando dopo sono fermo e guardo in silenzio le mie righe come vermi neri sul fondo bianco mi sembrano tutte uguali, anche quelle dell’anno scorso, tutte sono il suono con l’eco della mia vita che non riesco a mettere per iscritto.

dovrei

Però Dovrei, devo, l’occasione è già passata! Dovrei. Me lo vado ripetendo da tempo e intanto il tempo mi divora. Da soli il fluire ha un sapore particolare, diverso credo: da soli si pensa con più attenzione e molte cose improvvisamente appaiono diverse. Così diverse da sembrare nuove….o troppo vecchie. Vale anche per questa casa sull’acqua Vale anche per voi che credete di sfuggire alla relatività della vita . Vale anche per tutti coloro che mi hanno frantumato le scatole in questi anni Vale per ogni parola inutile lasciata a marcire sull’acqua del web. Vale per ogni sacrosanta verità che ci affanniamo a negare per idiozia congenita e reiterata. Il fatto è che non riesco più a crederci. Il tramite interpretativo e linguistico mi si è frantumato tra le mani. DOVE ho sbagliato? HO SBAGLIATO IO? Parlo al muro di gomma che invece molti di voi amano sopra ogni cosa: vi rimbalzano così sul muso le assurdità che amate ad ogni istante, RICICLATE in dolcetti zuccherosi e gentili, in verità così incredibilmente false da sembrare vere. CAPOLAVORI ASSOLUTI. DOVREI E PRIMA O POI LO FARO’.

il solito sistema

Sono convinto che le soluzioni ci sono ma si trovano sotto l’orizzonte e bisogna navigare. Non sarà certo una generazione di giovani e sciocchi depressi cronici a risolverli, non sarà insomma la brutta copia della MIA generazione che potrà sperare di restare a cavallo del mondo, così. Chi ha la mia età ha fatto, sbagliando più o meno, e adesso se dice di poter fare vi prende solo per il culo perchè usa SEMPRE IL SOLITO SISTEMA e quello non funziona; non vedi che anche se applicato con un abito diverso produce gli identici guasti? C’è violenza nel mondo: ideologica, culturale, sociale, fisica sessuale, ed è presente alla grande anche in quelli che hanno la tua età. E’ inutile che vi nascondiate dietro “l’irruenza giovanile”, dietro non c’è anagraficamente la tua generazione ma una molto più vecchia. Che vi prende per i fondelli e vi usa. Io leggo il prodotto di queste nuovissime generazioni in rete…è mediocre. La soluzione è essere giovani giovane Blogger e usare solo la tua testa pulita, scrivere di quella, confrontarsi alla velocità dei bytes e non chiudersi, non chiedere aiuti pelosi ai vecchi marpioni ( come me), ma aprire gli occhi ad un pianeta in cui abiterete voi soli perchè noi per fortuna saremo già trapassati.

gattopardi e uzeda

Sono sempre troppo cinico e poco propositivo? Racconto un’ipotesi di realtà che vedo solo io? No si tratta di realtà nuda e cruda a 150 anni dall’Unità; il cinismo nasce dalla profonda delusione di un’Unità di comodo, esclusivamente letteraria, senza nerbo e senza popolo. Questo è un paese in cui, fatta eccezione per pochi, la cosa pubblica diviene cosa privata; in cui gli scandali economici hanno come inspiratori governi e uomini politici; in cui la piaga del trasformismo è diventata una creatura perfetta e quindi la destra non ha alcuna remora a divenire sinistra e viceversa. Tutte le sere guardo arrivare la sera e sogno il Gattopardo ma vedo passare solo gli Uzeda. Tutte le sere attendo che muti il colore del cielo e le palme si disegnino scure contro il cielo della mia città: se penso a Berlusconi o a Bossi sorrido. In fondo queste strade e l’aria che vi si respira restano quanto di più vicino ci sia al mio sogno; sorrido pensando alle dinamiche storiche e sociali che hanno attraversato questa lunga penisola e non sono poi certo che la mia visione “dal basso” sia scomoda. Attendo altri proclami, altre prese di posizione e penso a Valentina che mi dice cose terribili con un sorriso ammaliante. Tutte le sere attendo la sera: prima o poi verrà la notte e dunque un altro giorno con un sole chiaro, netto, caldo. Siciliano. “Un caffè, per favore”- Subito dottore.

finirà

Mi chiedo in questi giorni cosa ho da offrire. Quello che scrivo? Quello che penso? Quello che non dico ma si intuisce? La mia meditata confusione? Il mio stato generazionale sui generis? NON HO FINITO, VORREI NON FINISSE MAI. Finirà! Gli spazi che cerco hanno un timbro inconfondibile: mi attraversano e ricompongono le mie fibre ad un nuovo avvenire. Sono i latifondi dell’anima. Non sono buono, non sono disponibile e sono meridionale. Mi piace esserlo nella misura in cui mi viene rinfacciato esserlo; non sono d’accordo quasi mai sulle valutazioni politiche, sociali e, a volte, culturali di chi mi frequenta e che io frequento ma ciò significa che sono stimolato a capire ed analizzare posizioni diverse dalle mie. Ma io parlo di posizioni non di sterco!

lunedì 11 dicembre 2017

gli zingari felici

Per la musica, per certa musica, è come per gli affetti e i ricordi del tempo passato: impossibile darne un giudizio obiettivo. E soprattutto inutile. C’è il cuore, la gioia e la malinconia di quella che allora fu sorpresa e tutto questo s’impasta con l’ascolto di oggi, con la “maturità” del presente. Per un ragazzo gli zingari felici di Claudio Lolli o “la casa di Ilde” di De Gregori devono per forza suonare diversamente; chissà, forse l’impatto iniziale è maggiore rispetto al mio ma mi domando se la sorpresa c’è, se il senso di apertura che io provavo allora esiste ancora. “ Le nostre braccia arrivano ogni giorno più lontano…è vero che non ci capiamo e non parliamo mai in due la stessa lingua”. Gli zingari felici li vidi molto tempo fa, io non posso e non farò mai parte di quel gruppo; potrei essere felice in altro modo…o in un altro tempo. La società in cui sono cresciuto ai miei 17-18 anni era povera di tecnologia, dura e piena di vetri taglienti, coloro che mi avevano preceduto tentavano di aggrapparsi ai nostri vestiti per non sparire dal palcoscenico. Li abbiamo fatti annegare per cantare una musica diversa, quella di Anna che ha 18 anni e si sente tanto sola, ha la faccia triste e non dice una parola tanto è sicura… Non voglio fare mea culpa cretini: fu così, eravamo così, andavamo al liceo con giacchina e cravattina, togliersele fu una rivoluzione! E’ il profumo di quella rivoluzione che mi impedisce di essere obiettivo ma, in fondo, cosa me ne frega? L’ombra di mio padre è ancora due volte la mia però adesso lui cammina ed io corro. Credo di sapere dove mi dirigo e non mi piace; serve a poco ascoltare vecchie canzoni ma è bellissimo. Illusioni, ecco cosa rigiro nelle mani, illusioni forti e dure a morire, non allucinazioni: le voci originali in alcuni casi sono assolutamente insostituibili